Dalla malattia alla guarigione

DALLA MALATTIA ALLA GUARIGIONE

  DALLA MALATTIA ALLA GUARIGIONE

In questa sezione verranno diffuse informazioni di carattere generale finalizzate a fare chiarezza sulla visione differente del concetto di “malattia” e di “guarigione” che esistono fra la Medicina Orientale e la Medicina Ufficiale. Approfondiremo quali sono, in linea generale, le cause che determinano la manifestazione degli squilibri e delle malattie sul piano fisico, come e perché è possibile attivare in ogni persona un processo di auto-guarigione,  perché è necessario e possibile apportare un riequilibrio energetico sull’intero sistema (fisico, emozionale, mentale e spirituale) della persona. Comprenderemo perché è importante considerare sé stessi, i sintomi e le malattie secondo una visione olistica, più armonica ed integrata, che considera la persona nella sua globalità.

Da questo principio fondamentale è nata l’idea di diffondere informazioni utili affinché ogni persona possa osservare se stessa e i propri disagi da una prospettiva diversa e più ampia, prendendo coscienza che ogni sintomo non è frutto del caso e che la guarigione non è soltanto la risoluzione di un sintomo, quanto piuttosto la rimozione delle sue cause ad un livello profondo.   La guarigione è pertanto un processo, nel quale la persona deve partecipare, che si attiva attraverso la trasformazione delle disarmonie della nostra psiche, causate da vari fattori come per esempio traumi antichi irrisolti, emozioni negative trattenute o represse (paura, rabbia, risentimento, sensi di colpa, ansia, aspettative ecc), mancanza di fiducia e di stima in se stessi, incapacità di prendere decisioni ecc. Tutti questi stati mentali ed emotivi generano, di conseguenza, le manifestazioni fisiche (disagi psichici ed emozionali, fobie, disturbi fisici, malattie, conflitti relazionali, problematiche lavorative ed economiche) che sono soltanto la fase finale di un processo iniziato spesso molto indietro nel tempo.

Per favorire la comprensione e l’assimilazione dei contenuti, si consiglia la lettura degli articoli in ordine di pubblicazione.

Concetto di malattia per la medicina occidentale

autoguarigioneSecondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per salute di intende “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità”. Partendo da questa definizione, la malattia è intesa come una condizione anormale dell’organismo, causata da alterazioni di tipo organico o funzionali dello stato di salute dell’individuo. Per guarigione, invece, si intende la regressione dei sintomi legati all’alterata funzione del distretto corporeo o dell’organismo intero. La persona, una volta guarita, può tornare nello stato precedente alla malattia oppure trovarsi in condizioni di alterata funzione permanente, che si organizzerà, nell’ambito dell’organismo intero, su una nuova omeostasi.

Nel corso dei secoli la medicina, anche grazie alle applicazioni delle altre branche della scienza (ingegneria, microscopia, studi genetici) si è sempre più specializzata e sono nate varie figure professionali dedicate ad aree sempre più limitate del corpo, un po’ come in tutti gli altri campi della scienza; questa frammentazione di competenze ha impoverito la nostra capacità di avere una visione d’insieme sapiente e completa. Inoltre, nel ventesimo secolo è nata la medicina basata sull’evidenza (evidence-based medicine): i protocolli standardizzati, avallati da studi scientifici, vanno sostituendosi alle opinioni ed alle esperienze personali di ciascun medico.

Il fine della medicina ufficiale è comunque quello di sostituire la normale funzionalità biologica, tissutale e organica, qualora alterata, con l’utilizzo di un farmaco, col rimaneggiamento anatomico-funzionale attraverso la chirurgia, con il posizionamento di devices sostitutivi di funzione per riprodurre la funzione fisiologica stessa. Grandi passi in avanti sono stati fatti in questo senso, tanto che oggigiorno è possibile effettuare terapie geniche o somministrazione di farmaci direttamente sul sito effettore, attraverso l’utilizzo di nanotecnologie e in un futuro prossimo sarà possibile controllare e modificare la fisiologia dell’individuo attraverso il posizionamento di microchip sottocutanei.

Nonostante i molteplici progressi della medicina occidentale, sia quelli compiuti che in prospettiva, ed i rilevanti risultati conseguiti con impegno e dedizione nella cura delle diverse malattie, si è ancora lontani dalla possibilità di assicurare per ciascuna di esse una completa guarigione, quantomeno su larga scala.

A tal fine, sarebbe utilissimo ed auspicabile un ampliamento della visione umana dell’individuo, tipica della medicina ufficiale, a quella energetica dello stesso, propria della medicina olistica, la quale agisce sul riequilibrio complessivo della dimensioni fisica, emozionale, mentale e spirituale della persona e non prevede, a sua volta, l’esclusione della medicina ufficiale. Ciò porterebbe ad una conoscenza dell’universo uomo finalmente vista come completa e non settoriale, nella quale non sussiste separazione tra il pensiero materialista e quello metafisico e le due visioni si compenetrano in un processo integrativo e non disgregativo.

Una cooperazione in tal senso, incentrata sull’approccio inclusivo al benessere, all’equilibrio ed alla salute dell’individuo, accrescerebbe significativamente l’efficacia delle cure stimolando il potere di autoguarigione insito in ciascun essere umano e renderebbe quest’ultimo consapevolmente e responsabilmente partecipe del suo percorso salutistico.

Concetto di malattia per la medicina olistica

autoguarigioneLa Medicina Olistica (dal greco olos, cioè “la totalità”), spesso conosciuta anche come medicina alternativa, osserva la persona nella sua interezza e, per ristabilire il benessere e la salute, considera l’essere umano, non soltanto come un corpo fisico, ma come un sistema integrato tra corpo, mente e spirito.

In questa visione, la malattia rappresenta il segnale indicatore di un disagio profondo dovuto ad un conflitto interiore, che determina la perdita dello stato di armonia e di equilibrio con se stessi e con l’esistenza, dovuto ad uno squilibrio nel fluire dell’energia vitale che forma e permea l’Universo e tutto quello che esiste, incluso l’Essere Umano.

Mentre la medicina ufficiale tende a separare il corpo fisico da quello emozionale e spirituale, intervenendo direttamente sui sintomi della malattia prescindendo dal resto, la caratteristica principale delle terapie olistiche è di mettere su un unico piano gli aspetti fisici, mentali, emotivi e spirituali della persona che si ha in cura.

Il sintomo della malattia diventa l’effetto dal quale partire per arrivare a ritroso all’individuazione della causa della malattia stessa, che si trova sicuramente nel mondo interiore della persona, nelle sue emozioni e nella sua affettività. I nostri corpi fisici quindi riflettono perfettamente il nostro stato interiore e ogni malattia si manifesta come un chiaro segnale che qualcosa in noi non sta funzionando bene.

La malattia o il benessere fisico, psichico e sociale, non sono quindi eventi fortuiti, ma hanno sempre delle cause e sono sempre la conseguenza di scelte nostre inconsapevoli.

Ogni persona ha comunque un proprio libero arbitrio e una possibilità di scelta : considerare la malattia come una sfortuna e subirla, tentando di combatterla oppure considerare la malattia come un’opportunità, accettarla e “ascoltarla”, attraverso l’interpretazione del messaggio che essa nasconde.

Questo secondo atteggiamento permette alle persone di ampliare la propria coscienza e di spostarsi dalla posizione di “vittima che subisce” a colui che invece si pone al ”timone della propria vita”. E’ fondamentale comprendere che, nella nostra realtà, nulla può essere cambiato se non ci prendiamo la responsabilità di aver creato quella situazione; questa “legge” è valida anche si rende necessario trasformare lo stato di malattia nello stato di salute.

Dietro ogni sintomo c’è un messaggio che, decodificato e trattato adeguatamente col giusto strumento terapeutico, non solo porta a recuperare lo stato di salute, ma anche un benessere e un più alto livello di consapevolezza di sé stessi e della vita.

Le persone infatti, non sono vittime allo sbaraglio nel fiume dell’esistenza, ma sono creatori in un microcosmo collocato all’interno di un macrocosmo e, più si diventa consapevoli di se stessi e delle leggi che regolano la natura e l’universo, e più si può raggiungere e mantenere lo stato di benessere, gioia e salute.

Capovolgere il pensiero, guardare la malattia o l’evento negativo da un altro punto di vista, vuol dire non accettare passivamente la realtà ma accettarla per poterla cambiare.

Riconoscerci Creatori della nostra vita ci consente di riprendere il potere di noi stessi e, abbracciando questa visione, di poter intervenire sulle cause dei disagi e della sofferenza che viviamo e risvegliare in noi il potere di autoguarigione.

Più diventiamo consapevoli di noi stessi e dei nostri conflitti, più veloce sarà la scomparsa dei sintomi, della sofferenza e delle malattie, qualsiasi sia lo strumento scelto nell’ambito della medicina non convenzionale.

Più prendiamo coscienza del nostro vero io, che è “spirituale”, più recuperiamo la nostra reale identità e più possiamo permetterci di vivere la vita di ogni giorno e la bellezza di ogni momento, in uno stato di benessere, gioia e salute per noi stessi e per chi ci circonda.

La visione olistica, che non prevede l’esclusione della scienza medica ufficiale, vuole quindi creare un processo di integrazione e di aggregazione. In questa chiave di lettura, medicina ufficiale e medicina olistica collaborano insieme con l’obiettivo comune di permettere all’individuo di tornare ad uno stato di benessere e di salute, diritti di nascita di tutti gli esseri umani.

Che cosa è l’autoguarigione

autoguarigioneL’auto-guarigione è la capacità innata, da parte dell’organismo umano, di rigenerarsi e auto-regolarsi, anche in condizioni patologiche gravi. Infatti, la tendenza naturale dell’organismo, è quella di mantenersi in equilibrio ed in salute (la cosiddetta “omeostasi”) oppure di ripristinare un nuovo equilibrio, dopo ogni trauma, incidente o disagio vissuto.

Questa continua ricerca dell’equilibrio, da parte del corpo fisico, emotivo, mentale e spirituale, può essere definita anche come “guarigione spontanea”, anche se la medicina e la scienza ufficiale, secondo i loro principi, legano ancora certe guarigioni a fattori inspiegabili o casuali.

Per la medicina ufficiale, infatti, la malattia è sostanzialmente legata a cause esogene, non riconducibili in alcun modo alla capacità dell’organismo di “creare” la malattia, e, tantomeno, di poter ri-creare il processo contrario, che definiamo auto-guarigione.

La medicina ufficiale non si occupa di esplorare le cause alla base della malattia, ma sostanzialmente ne contrasta esclusivamente i sintomi, cercando di riportare, attraverso l’uso di farmaci e terapie, lo stato dell’organismo a quello iniziale, o a ristabilire un nuovo equilibrio omeostatico.

L’auto-guarigione, da sempre al centro dell’interesse delle discipline “alternative” (anche antichissime, come ad esempio la Medicina Tradizionale Cinese e la medicina Ayurvedica), presuppone invece una visione olistica ed integrata dell’essere umano e del suo organismo. La persona è un sistema complesso, composto dinamicamente di aspetti e funzioni fisici, emotivi, mentali e spirituali, fra loro strettamente correlati, che portano la persona ad entrare o uscire da una condizione di benessere e armonia. La malattia del corpo fisico, quindi, non è che il risultato tangibile di disarmonie profonde presenti nel sistema della persona su tutti gli altri livelli.

L’auto-guarigione rappresenta, invece, il ritorno a quell’armonia, quel benessere e quell’equilibrio del nostro sistema energetico integrato, di cui la natura ci ha fatto dono e di cui abbiamo tutti capacità e diritto.

Il percorso verso l’autoguarigione

autoguarigioneNella visione olistica ed integrata, la chiave per intraprendere efficacemente il percorso di guarigione si basa su alcuni presupposti fondamentali, tutti ugualmente importanti che non possono essere “saltati” per portare a termine il nostro processo:

 

  • COSCIENZA

La persona deve prendere coscienza del proprio malessere o della propria malattia, non solo come sintomo in quanto tale, ma come manifestazione di uno squilibrio o di un conflitto profondo. La persona deve essere, quindi, in grado di osservare il proprio conflitto e cercare di “vedere oltre” ciò che sta accadendo, per prepararsi ad aprirsi ed accogliere l’insegnamento che si nasconde dietro il conflitto stesso.

 

  • CONOSCENZA

E’ il momento in cui la percezione cosciente si arricchisce con le informazioni che ci permettono di approfondire, strutturare e rendere più chiare le dinamiche, i meccanismi e le interazioni fra i vari componenti per esempio della famiglia, con i quali si creano squilibri, disarmonie, sofferenze e problemi. Infatti, entrando e rimanendo in contatto con noi stessi, possiamo acquisire sempre più informazioni, sul movimento interiore che si viene a creare nello scambio fra il nostro mondo interno e quello esterno ovvero nelle relazioni fra noi e gli altri.

 

  • COMPRENSIONE – ACCETTAZIONE

Comprendere diventa ora fondamentale, perché “vedere” e “sapere” sono dei passaggi importanti ma non sufficienti per poter digerire, metabolizzare ed integrare dentro noi stessi ciò che abbiamo vissuto. La comprensione profonda di noi stessi, di ciò che siamo, delle nostre scelte, di quanto ci è accaduto, ci conduce alla prima grande rivoluzione: l’accettazione di ciò che siamo stati, l’accettazione di ciò che siamo e l’accettazione di ciò che ci è capitato nella vita (evento, trauma ecc).

L’accettazione non deve, ovviamente, essere vissuta in forma passiva, come può essere il vittimismo, il fatalismo o la rassegnazione ma deve essere un richiamo alla nostra responsabilità in quella situazione e all’insegnamento profondo che dobbiamo acquisire per fare un nuovo passaggio nella nostra evoluzione.

 

  • CONSAPEVOLEZZA

E’ il momento in cui ci possiamo mettere in gioco e diventare protagonisti attivi, cominciando a portare dentro di noi, metabolizzare ed integrare l’esperienza traumatica e comunque difficile che abbiamo vissuto e tutte le informazioni ad essa relative. Il portare dentro di noi e l’integrazione dell’esperienza è un momento centrale e molto importante dell’intero processo verso la guarigione, in cui siamo chiamati a prendere in mano la nostra vita e non solo guardarla, come se tutto ciò che ci è accaduto o ci ha fatto ammalare dipendesse dalla sfortuna, dal destino, dalle coincidenze negative, o da qualcosa di esterno a noi.

Comprendere profondamente ciò che siamo, ciò che possiamo diventare, accettare consapevolmente ciò che ci è accaduto, integrandolo in una visione più ampia, non come fatalistica rassegnazione, ma come accoglienza autentica di quanto ci ha reso ciò che siamo.

 

  • CAMBIAMENTO – TRASFORMAZIONE

Consapevoli ed integri, nella conoscenza, nella comprensione e nell’accettazione del nostro passato, possiamo finalmente trasformare ciò che ci crea squilibrio, disarmonia, sofferenza, limiti e frustrazione. In questo momento abbiamo ben chiaro il passaggio che la nostra anima ci sta indicando a livello profondo, che altro non è, ciò che percepiamo di voler diventare.

Questo è il momento in cui siamo chiamati a lasciar andare tutte le nostre emozioni negative, come rancori, risentimenti, paure, rimpianti, sensi di colpa, a lasciar andare tutte le convinzioni limitanti, i vecchi schemi di comportamento, le autopunizioni che ci hanno danneggiato e bloccato nel passato e finalmente lasciarci andare con fiducia al flusso della vita.

Il processo di trasformazione degli squilibri, delle malattie, dei conflitti, dei disagi, non può che essere un percorso personale, profondo, attivo e responsabile. La persona, consapevole ed integra nelle sue diverse parti, non solo prende coscienza delle sue potenzialità di intervento sulla propria vita, ma diventa attore, creatore consapevole del proprio cammino di guarigione e di benessere.

La consapevolezza profonda del nostro potere ci consente di capire che, così come abbiamo potuto “creare” disarmonie, squilibri che, dal livello emotivo si sono manifestati sul corpo fisico, nello stesso modo, responsabili di ciò che creiamo, possiamo trasformare, armonizzare e guarire il nostro sistema.

Il processo di trasformazione e cambiamento, la “guarigione”, richiedono a noi stessi accoglienza, apertura al nuovo, ad uno spazio di azione armonioso; noi siamo i protagonisti e il nostro benessere dipende soltanto da noi.

Tutte le discipline e le tecniche energetiche, i rimedi naturali “alternativi” rappresentano, in questo senso, strumenti potenti di sostegno e di ausilio per la coscienza, conoscenza, comprensione e consapevolezza, creano un terreno favorevole al cambiamento e alla trasformazione, ma senza la nostra fiducia e partecipazione attiva al processo di trasformazione, non possono efficacemente aiutarci a creare una vera guarigione.

Il principio di autoregolazione corporea come matrice dell'osteopatia

Autoguarigione e osteopatiaSembra quasi assurdo che siano voluti tanti anni prima che si tornasse a parlare delle naturali forze di autoguarigione del corpo e che molteplici discipline, dalle neuroscienze alle medicine alternative e tradizionali, ponessero questa innata capacità del corpo come fulcro funzionale della propria efficacia.

Appare evidente quando ci procuriamo un taglio come in poche ore il corpo sia in grado di sanare un insulto traumatico, ma costantemente questo processo viene messo in atto dentro di noi a tutti i livelli.

 

Ma che cos’è esattamente e come funziona questo misterioso processo naturale?

Una risposta ci viene data dalla PNEI, l’acronimo di PsicoNeuroEndocrinoImmunologia, disciplina che studia le interrelazioni tra psiche, sistema immunitario, endocrino e nervoso, e le complesse interrelazioni tra questi sistemi ubiquitari nel corpo umano.

Tale processo è garantito dalla liberazione dei neurotrasmettitori, e avviene in ogni istante del giorno e della notte: queste cascate ormonali sono influenzate da innumerevoli fattori: il nostro stato mentale, il nostro grado di resilienza allo stress, la nostra alimentazione, lo stile di vita ma anche e sopratutto dal vissuto emozionale.

Il potenziale di auto guarigione viene dunque attivato attraverso l’asse ipotalamo – ipofisi -sistema immunitario, ed è stato ampiamente dimostrato che abbassare il tono del sistema simpatico a favore di una attivazione di quello parasimpatico, predisponga al rilascio di ormoni quali serotonina (l’ormone del benessere), dopamina, endorfine, citochine, indispensabili per l’attivazione delle difese immunitarie dell’organismo, deputate appunto alla riparazione dei diversi tessuti corporei.

Come diceva la saggezza popolare, tutte le strade portano a Roma. Allo stesso modo possiamo affermare che la pratica di un’arte, la preghiera, la meditazione, fare l’amore, dedicarsi un tempo di cura attraverso trattamenti olistici specializzati, possano essere tutti mezzi validissimi per rilanciare il nostro stato di salute.

Tra le medicine tradizionali e alternative, l’Osteopatia, nata nei primi del Novecento ad opera del visionario medico Andrew Taylor Still, pone l’autoguarigione come fulcro del suo intervento, egli asseriva nei suoi scritti «il corpo è la nostra farmacia: lì si trovano tutte le sostanze che ci servono per guarire e stare bene».

La sua grande scoperta fu quella di riconoscere, mediante l’ascolto manuale, le zone dell’organismo in cui il naturale movimento di scambio tra le cellule fosse inibito, evidenziando come un’arteria ostruita o un’articolazione bloccata potessero ostacolare il processo naturale di guarigione, originando così la malattia, intesa come fenomeno di adattamento del corpo ad una condizione eccessivamente critica o cronicizzata.

Con le manipolazioni, i tessuti possono riacquisire la loro mobilità e ricevere il giusto apporto di ossigeno e nutrienti, cosi come drenare le tossine in eccesso, permettendo alle energie della salute di riparare i danni.

L’osteopatia, quindi, guarda alla persona come unione inscindibile di mente corpo e spirito e le manipolazioni, a volte da sole, possono non bastare; per questo la pratica clinica osteopatica si avvale del dialogo terapeutico, dell’empatia e dell’ascolto craniosacrale, che dà accesso alla persona ad un livello più sottile, bioenergetico.

Mentre la medicina ufficiale etichetta spesso come effetto placebo la felice azione non mediata dai farmaci come un processo di autosuggestione, l’auspicio del Centro Cribes è quello di poter conoscere ed approfondire questo promettente ambito di ricerca e svelare gli intimi e meravigliosi segreti dell’autoguarigione.

Autoguarigione e naturopatia

Autoguarigione e naturopatiaL’utilizzo dei rimedi naturali (fitocomplesso), cioè di tutte quelle sostanze in forma di compresse, capsule, sciroppi, decotti, soluzioni alcoliche, ottenute dalla lavorazione delle piante ha un’azione ampia, delicata e profonda su tutto il nostro organismo.

L’ampiezza d’azione significa che il rimedio è diretto non a combattere il sintomo, ma a riequilibrare i presupposti su cui quel sintomo si crea: anziché inibire quella che viene vista come una reazione squilibrata (sia in eccesso che in difetto), il sintomo viene letto come l’espressione dell’organo di appartenenza, quindi come un messaggio, una comunicazione di sofferenza che per essere completamente risolta deve essere prima di tutto ascoltata. L’ampiezza di azione, ovvero la scelta di fitocomplessi che non agiscono esclusivamente sul sintomo ma vanno a sostenere tutto il complesso organico su cui quel sintomo si crea, garantisce proprio la presa in carico dello squilibrio.

La delicatezza d’azione non significa superficialità o inefficacia, ma ha a che fare con la tollerabilità che l’organismo dimostra nei confronti delle cure naturali. Il fatto che il fitocomplesso non si diriga a risolvere lo stato di squilibrio con una lotta diretta al sintomo, ma piuttosto con un sostegno al terreno su cui il sintomo si crea e non mette in atto azioni che l’organismo subisce come violente o contrarie alla necessità di espressione squilibrata che in quel momento il corpo dimostra. Il sintomo non è uno “sbaglio” del sistema ma semplicemente la dimostrazione di qualcosa che non è armonico. E l’essere delicato dell’azione naturopatica si realizza nel fornire al nostro corpo una serie di sostanze e non un singolo principio attivo, in grado di avere un’azione su più livelli. Ciò permette al corpo di assimilare meglio le sostanze nutritive e di rilasciare con più efficacia, velocità e completezza gli scarti.

La profondità d’azione è data proprio dalla collaborazione che si stabilisce tra il nostro organismo e il fitocomplesso. Nell’intervento che i rimedi naturali compiono sul nostro corpo in fase di squilibrio, tutto il nostro sistema percepisce il sostegno offerto e progressivamente permette un’azione che scende sempre più in profondità fino ad arrivare alla radice della disarmonia e lì permette la completa guarigione.