Evoluzione e consapevolezza

EVOLUZIONE E CONSAPEVOLEZZA

  EVOLUZIONE E CONSAPEVOLEZZA

In questa sezione vengono diffuse informazioni riguardanti concetti di carattere generale per fare chiarezza e permettere ad ognuno di espandere la consapevolezza personale, acquisendo informazioni su che cosa è il potere personale, come si muove l’energia quando una persona crea, come si può aumentare il potere personale e creare proprio la realtà che vogliamo e, soprattutto,  comprendere il perché “attiriamo” spesso situazioni o eventi negativi nella vita.  Nonostante siamo tutti potenziali creatori, le persone purtroppo creano ancora in modo inconsapevole e quindi, molto spesso, la realtà che vogliono a livello cosciente non coincide con ciò che vogliono a livello profondo. Se non si comprende che il potere personale si attiva in base a ciò che le persone vogliono a livello profondo, e non a livello mentale/razionale, si continuerà ad essere succubi di sé stessi e delle proprie creazioni limitanti.

Per poter intervenire nella creazione e nel cambiamento della nostra realtà, è necessario assumerci la totale responsabilità di tutto ciò che accade nella nostra esistenza e di accettare gli effetti delle proprie scelte, anche quando apparentemente non dipendono da noi. Infatti, ogni cosa che ci accade ha sempre un significato più profondo che dovremmo imparare, specialmente quando ci troviamo a subire delle situazioni di prevaricazioni e sottomissioni, di abbandoni e tradimenti o delle ingiustizie.

E’ fondamentale riconoscere che, attraverso il libero arbitrio, attributo inalienabile di ogni essere umano, ci è possibile scegliere di usare il nostro potere personale per realizzare un cambiamento profondo e migliorativo della nostra condizione esistenziale, nonché una autentica guarigione nella sua accezione olistica.

Per favorire la comprensione e l’assimilazione dei contenuti, si consiglia la lettura degli articoli in ordine di pubblicazione.

Conosci te stesso

Presto o tardi nella nostra vita siamo chiamati a prendere una decisione importante su chi siamo. Questa decisione – intesa come atto interno a se stessi, potenzialmente in grado di modificare le nostre strutture interiori e successivamente anche la realtà esterna – costituisce il primo vero e fondamentale atto di autodefinizione che l’essere umano senziente possa compiere. Dunque, siamo soltanto la manifestazione fisica di un evento biologico o siamo qualcosa di più grande di un semplice mammifero?

Puoi concepire te stesso come una macchina biologica, un apparato psicofisico composto da corpo, mente ed emozioni e cosciente di sé unicamente come esistente e facente parte del mondo materiale. Fino a quando resti a questo livello di identificazione non ti accorgi di essere tu a creare la trama della tua esistenza e quindi percepisci gli eventi del mondo come se non avessi alcun controllo su di essi. In una tale condizione sarà la paura a prendere il controllo della tua esistenza e a gestire i tuoi pensieri, le tue emozioni e le tue scelte.

Diversamente, puoi concepire te stesso come un Essere Spirituale – un’Anima che si manifesta e si esprime attraverso un apparato psicofisico – e allora ti accorgerai di avere poteri e abilità di gran lunga superiori a quelli di una semplice macchina biologica; poteri che trascendono la fisicità basica e le sue leggi. Comprenderai che hai la capacità di creare la tua personale realtà, andando a modificare il modo in cui percepisci te stesso e il mondo, e conseguentemente cambierà anche la tua modalità di interazione con esso. Quando senti di essere l’Anima, diventi cosciente di essere l’artefice di tutto quanto ti accade, in ogni istante. Divieni consapevole di essere, allo stesso tempo, il capitano ed il timoniere della tua nave, così come la nave stessa. Potenziali, fino a quel momento inespressi o inesplorati, possono così diventare reali e darti una dimensione di vita molto più ampia e profonda, connotata da un benessere diffuso e da un senso di unità con se stessi e con l’intera esistenza. Il risultato di questa nuova Consapevolezza, e dei conseguenti altrettanto nuovi atteggiamenti, è che svanisce ogni paura del mondo esterno e divieni finalmente libero.

Accogliere l’Anima come il punto più elevato di ciò che siamo è il primo passo sulla via del ritorno alla nostra Integrità di esseri umani ovvero è il passo fondamentale per arrivare ad una condizione di connessione, unità ed armonia tra Corpo, Mente ed Anima. Solo questo stato dell’Essere – inteso come Coscienza di Sé ad un livello superiore – rende possibile il processo di co-creazione consapevole della nostra realtà interiore ed esteriore, in accordo con le Leggi Universali (o Naturali) che lo governano e che sono state stabilite in modo tale da renderci possibile ottenere, creare, sperimentare esattamente quello che scegliamo.

I consolidati sviluppi della Fisica Quantistica hanno ormai dimostrato che la coscienza individuale di ogni essere umano, e quindi il suo pensiero, è collegata al mondo fisico e conferisce a ciascuno il potere di creare la propria realtà interiore. I pensieri, le parole, le emozioni, le idee, le convinzioni ed il corpo fisico sono sinergicamente collegati; pertanto, cambiando i nostri pensieri possiamo produrre un cambiamento concreto e visibile della nostra realtà interiore fisica ed emozionale. Inoltre, esiste un Campo di Energia che unisce e interconnette tutti gli esseri umani attraverso le singole coscienze individuali. L’insieme di queste ultime crea una coscienza collettiva che è qualitativamente influenzata dall’apporto di ciascun individuo. In estrema sintesi: il cambiamento che può avvenire all’interno del sistema corpo-mente del singolo ha effetto su ciò che avviene nel mondo fisico esterno a lui. La realtà non è altro che lo specchio della nostra Consapevolezza e per questo mutabile nel tempo. Tutto quello che siamo e abbiamo è stato creato, consapevolmente o meno, dai nostri pensieri. Il mondo è ciò che noi pensiamo che esso sia. La vita è come pensiamo che sia. I rapporti sociali sono come pensiamo che siano ecc.

“Il mondo è il tuo riflesso, è una tua creazione! Cambi tu e cambia il mondo!”

Siamo detentori di un grande Potere Creativo, presente in ognuno di noi ma spesso inconsapevole, con il quale partecipare attivamente al processo della Vita. Poter intervenire nella creazione della nostra realtà implica però assumerci la totale responsabilità per quanto accade nella nostra esistenza, poiché ognuno sperimenta le cause e gli effetti delle proprie scelte. Diventare responsabili della propria vita richiede una espansione della consapevolezza di sé stessi e del funzionamento dell’Energia Universale. Quanto più risvegliamo questa consapevolezza e comprendiamo i meccanismi di funzionamento della realtà, tanto più potremo utilizzare consapevolmente il nostro potere creativo e gli strumenti di crescita ed evoluzione che l’Universo ci mette a disposizione per realizzare un cambiamento profondo e migliorativo della nostra condizione esistenziale, nonché una autentica guarigione nella sua accezione olistica. L’evoluzione degli esseri umani consiste nel conoscere, sperimentare ed essere chi realmente siamo!

Fonti di ispirazione: Neale Donald Walsh “Chi scegli di Essere”; Salvatore Brizzi “Risvegliare la macchina biologica per usarla come strumento magico” Antipodiedizioni.

Conscio e inconscio

Sigmund Freud (1856-1939), il fondatore della psicanalisi, fu il primo ad intuire l’esistenza di un’area di inconsapevolezza nella psiche degli esseri umani, che denominò inconscio, per distinguerla da quella cosciente. Egli sintetizzò la sua idea relativa alla strutturazione ed al funzionamento della mente coniando la nota “metafora dell’iceberg”, secondo la quale: così come la parte dell’iceberg che emerge dal mare, ed è visibile in superficie, è molto più piccola rispetto alla grande massa di ghiaccio che è sommersa; analogamente la Mente Conscia è solo una piccola parte (circa il 5-8%) del nostro complesso psichico, rispetto alla nostra Mente Inconscia (pari a circa il restante 92-95%). Ciò dimostra in maniera evidente quanto poco ciascuno di noi si conosce realmente e ci permette di comprendere il motivo per cui gran parte del nostro essere rimane sconosciuto a noi stessi.

Nel dettaglio, possiamo convenzionalmente distinguere la Mente in:

  • Conscio (punta dell’iceberg), che corrisponde alla parte cosciente di noi stessi ovvero a tutti i pensieri, i comportamenti e le attività psichiche che ogni persona esprime in modo consapevole;
  • Subconscio o Preconscio (prima parte sommersa dell’iceberg), che rappresenta la parte di noi, collocata appena sotto la soglia di coscienza, di cui abbiamo una percezione vaga o che abbiamo dimenticato (ricordi, sogni, desideri, ecc.), la quale può essere riportata in superficie e resa conscia con uno sforzo di osservazione ed attenzione;
  • Inconscio (parte sommersa e più in profondità dell’iceberg), che è costituito dalla parte di noi di cui siamo totalmente inconsapevoli, denominata da Freud la parte rimossa, per effetto di un meccanismo psichico di protezione dalla sofferenza, che allontana dalla coscienza le esperienze traumatiche, dolorose o comunque sgradevoli del passato.

Stante questa rappresentazione della mente, è facile comprendere come ciò che siamo, il carattere, il modo di approcciare alla vita, di percepire ed affrontare gli eventi dell’esistenza, l’intensità più o meno elevata delle emozioni che proviamo e, più in generale, la nostra personalità attuale sono il risultato della soggettiva elaborazione degli eventi che abbiamo vissuto nel passato e delle informazioni acquisite con l’educazione genitoriale e l’esempio familiare, con l’istruzione scolastica, con l’indottrinamento religioso, con le influenze culturali ed ambientali, ecc.

Infatti, ricorrendo ad un’altra metafora, possiamo immaginare l’intera Mente di un individuo come un grande archivio dove, fin dal momento del concepimento, vengono registrati tutti gli eventi e le esperienze del suo vissuto, insieme alle emozioni ad esse associate. Nel tempo, queste informazioni strutturano la personalità e fanno sì che ciascuno continuerà a percepire ed interpretare gli eventi dell’esistenza in modi diversi. Questo è il motivo per cui, di fronte ad uno stesso evento, ogni singola persona darà una diversa e soggettiva interpretazione dello stesso, in quanto filtrata da tutte le informazioni, coscienti e non, immagazzinate all’interno della propria mente e provenienti dal suo singolare vissuto.

Durante l’esistenza di qualsiasi individuo, oltre alle esperienze piacevoli e gratificanti, capita di vivere eventi e situazioni decisamente indesiderate o profondamente dolorose (educazione rigida o repressiva sia in ambito familiare che sociale, delusioni, giudizi, maltrattamenti, abusi, abbandoni, rifiuti, umiliazioni, tradimenti, ecc..). Queste creano al suo interno delle ferite che vengono registrate e fissate proprio nell’inconscio, il nostro “archivio personale segreto”, sotto forma di informazioni depotenzianti o limitanti. Anche se tali informazioni e le esperienze traumatiche da cui sono scaturite appartengono al passato e sono state dimenticate o rimosse dal livello cosciente, esse continuano ad essere silenziosamente attive e dall’ombra, senza possibilità alcuna di rendersene conto, generano automatismi di pensiero, di comportamento e/o di reazione che condizionano la vita di tutti giorni, entrando in conflitto con la volontà e i desideri coscienti.

Per meglio comprendere questo meccanismo, occorre tenere presente che l’inconscio ed il subconscio sono incapaci di distinguere tra una immagine reale ed una solo percepita, pertanto, in entrambi i casi, essa viene considerata reale dal cervello, dal sistema nervoso e di conseguenza dal corpo. Ne consegue che la personalità, l’apparato psicofisico, stimolato da ciò che vede all’esterno, o che anche solo percepisce ed interpreta osservando la realtà soggettivamente (proprio in ragione dei contenuti dell’inconscio), adotta uno specifico modello comportamentale di azione o reazione che sarà automaticamente ripetuto in tutte le situazioni analoghe del futuro. Ecco in che modo le immagini emozionali del passato e le informazioni allocate nell’inconscio influenzano le nostre azioni nel presente.

Per espandere la conoscenza di se stessi, per risolvere in maniera definitiva i traumi e le ferite del passato ed i loro pesanti effetti condizionanti, i quali ci impediscono di esprimere pienamente e liberamente il nostro potenziale interiore e di creare consapevolmente la nostra realtà, è quanto mai fondamentale intraprendere un percorso di consapevolezza di noi stessi che richiede, necessariamente, la trasformazione delle informazioni limitanti dell’inconscio. Per farlo: occorre imparare ad auto-osservarsi con lo scopo di individuare i comportamenti automatici indesiderati o dannosi, quindi risalire alle informazioni inconsce depotenzianti (i “virus” mentali) che li generano ed in fine alle esperienze traumatiche da cui hanno avuto origine. A questo punto, le esperienze del passato possono essere riportate alla superficie, rese coscienti e, anche attraverso il ricorso ad appropriate tecniche trasformative praticate da operatori qualificati, da ultimo trasformate e guarite.

Solo così sarà possibile modificare le percezioni distorte della psiche, eliminare i fraintendimenti ed i conflitti interiori, rilasciare le emozioni tossiche associate alle ferite ed ai traumi irrisolti e, finalmente, aprirsi ed essere più fiduciosi, più positivi e propositivi verso l’esterno e verso la vita.

Convinzioni inconsce depotenzianti

Nel subconscio sono racchiusi i “codici di comportamento” che abbiamo appreso già dall’infanzia e che riteniamo essere le nostre capacità. La moderne neuroscienze hanno stabilito che, fino ai sette anni di età, siamo nel nostro massimo periodo di apprendimento ed è proprio in questo periodo che riceviamo, processiamo e facciamo nostre le credenze che ci vengono trasmesse dalle figure di riferimento educative come genitori, insegnanti e contesto sociale. L’apprendimento continua ovviamente anche negli anni successivi e altre credenze vengono assimilate durante tutta la fase della crescita ma più in generale durante tutta la nostra vita.
Questo vuol dire che, la maggior parte delle informazioni depotenzianti, sono presenti nel nostro inconscio fin da quando siamo piccoli, addirittura dal nostro concepimento o dalla nostra nascita, ed è per questo motivo che, tutte queste informazioni, sono registrate in profondità, quindi “nascoste” e ben radicate. Infatti, più tempo l’informazione è presente nel nostro inconscio e più si radica e si stabilizza, e di conseguenza la persona attiverà dei comportamenti automatici, anche senza rendersene conto.
Quindi il nostro comportamento, le nostre scelte, il nostro sentire, il nostro percepire la realtà è governato, da un’infinità di informazioni che chiameremo convinzioni. Queste informazioni, una volta acquisite, faranno parte di noi e delle nostre esperienze e pertanto diventeranno delle certezze, grazie alle quali il cervello in ogni nuova situazione, elaborerà soluzioni, strategie e reazioni ma sempre partendo da ciò che ha già osservato, visto, vissuto, sperimentato nel passato.
Per migliorare la nostra consapevolezza, abbiamo bisogno di comprendere, prima di tutto,da dove arrivano queste informazioni e quando vengono registrate nel nostro inconscio. Per semplificare, possiamo raggruppare l’origine di queste informazioni in 5 gruppi distinti :
1) Esperienze di vita e momenti topici : sono tutte quelle informazioni che la persona assimila, grazie alle esperienze vissute negli anni, a partire dal momento del concepimento ad oggi. Sono di fondamentale importanza le prime esperienze vissute dal bambino nei primi anni di vita, i cosiddetti “momenti topici” che sono radicati nella parte profonda dell’inconscio e che strutturano il carattere del bambino. I momenti topici sono tutti i momenti dove il bambino, ma poi anche l’adulto, fa la prima esperienza, come per esempio il concepimento, i 9 mesi di gravidanza, il parto, l’allattamento, il distacco dai genitori, l’inizio della scuola, ma poi anche i primi rapporti sentimentali, la prima separazione ecc.
2) Informazioni genetiche : sono tutte quelle credenze familiari che vengono passate dai genitori al bambino attraverso il DNA al momento del concepimento e che vengono successivamente rafforzati attraverso l’educazione. I bambini, quindi, quando vengono concepiti, non sono un “foglio bianco”, ma hanno già un’infinità di informazioni !
3) Informazioni di coscienza collettiva : sono tutte le credenze di coscienza collettiva, anch’esse passate al bambino al momento del concepimento attraverso il DNA dei genitori, e comprendono tutte quelle informazioni legate all’etica, alla morale, alla cultura e alla religione del paese di appartenenza.
Nelle convinzioni di coscienza collettiva, ci sono anche tutte le informazioni che vengono definite come “consenso sociale”. Sono le convinzioni che i bambini, ma soprattutto gli adolescenti, assorbono dall’osservazione degli altri, per essere uguali ai loro pari. Pensare infatti di essere uguali agli altri ci da sicurezza, e ci da la certezza di essere nel giusto, seguendo la convinzione “lo fanno tutti, quindi va bene”.
4) Informazioni istintive e animali : sono tutte le credenze, anch’esse di coscienza collettiva, ma legate alla capacità che hanno tutti gli esseri umani, in quanto animali, di garantirsi la sopravvivenza, attraverso il meccanismo di “attacco e fuga”. Vedremo però, che questo meccanismo ancestrale e “naturale”, non sempre funziona nel modo giusto!
5) Informazioni dell’anima : nel mondo occidentale il concetto di anima viene, troppo spesso, ancora legato alla religione, al peccato originale ed alla possibilità che ogni essere umano ha di purificarci sulla terra per poter accedere ad una nuova vita, migliore di questa, dopo la morte. Con il tempo, queste informazioni si stanno piano piano trasformando e le persone stanno cominciando ad acquisire una visione sempre più ampia del concetto di anima. L’anima è la nostra parte spirituale, immateriale, è l’essenza di ogni essere umano, che si manifesta sulla Terra, in successive incarnazioni, per poter fare tutte le possibili esperienze ed evolvere. Ogni anima sceglie di incarnarsi in una nazione, in una famiglia non “a caso”, ma seguendo un percorso già definito. I nostri genitori, il contesto familiare, culturale viene scelto accuratamente prima dell’incarnazione per creare il contesto “migliore” per poter fare le esperienze mancanti.

Il Campo Aurico

Il campo eterico, che viene anche denominato campo aurico, è il campo elettromagnetico che circonda e compenetra completamente il corpo fisico di ogni essere umano e che si espande fuori da esso per alcuni centimetri. Il campo aurico vibra a varie frequenze e riflette lo stato interiore della persona ovvero il suo stato fisico, emozionale, mentale e spirituale. Più la persona ha pensieri positivi, emozioni positive e più il campo elettromagnetico è espanso e quindi pieno di energia. Di conseguenza il corpo fisico sarà più vitale e la persona sarà in grado, più facilmente, di difendersi dagli attacchi esterni (di persone e situazioni) e avrà più potere di intervenire sugli eventi esterni e sulla realtà materiale.
Il corpo fisico quindi, è formato da energia, così come lo sono anche le emozioni, i pensieri e l’anima, espressioni della stessa energia, ma che vibrano ad una frequenza diversa. Ciò che vibra ad una bassa frequenza è il corpo fisico ed è per questo possiamo vederlo. Tutto ciò che vibra ad una frequenza più alta, non è più visibile, ovvero non appartiene più allo spettro visibile che può essere percepito dall’occhio umano. Questo però non vuol dire che questo campo elettromagnetico non esista, bensì soltanto che non è visibile !
La frequenza è la velocità di movimento dell’energia all’interno di ogni strato del campo aurico; pertanto, possiamo affermare che, tutto ciò che ha una velocità elevata, non è più visibile.
E’ importante ricordare che all’interno di questo campo sono contenute tutte le informazioni della persona, dagli eventi che ha vissuto, al suo modo di pensare e vedere le cose, alle abitudini e a tutte le informazioni che ha acquisito attraverso il DNA dai suoi genitori, a tutte le informazioni appartenenti alla coscienza collettiva del paese di nascita e a tutte le informazioni, per chi crede nella rincarnazione, riguardanti le vite precedenti dell’anima.
Insomma ci sono veramente tante informazioni in questo campo !
Inoltre tutto ciò che esiste sulla terra ha un campo energetico, dalle pietre, alle piante, ai fiori, agli animali, così come ai nostri organi, fino ad arrivare alle nostre cellule e al nostro DNA.
Se tutto ciò che ci circonda, sia materiale che immateriale è energia, e se anche noi siamo energia, vuol dire che ognuno di noi vibra ad una certa frequenza. La nostra frequenza potrebbe anche coincidere con la consapevolezza che abbiamo nel qui e ora.
Questo, di conseguenza, ci fa sintonizzare, inconsapevolmente, con situazioni di vita che “vibrano” alla stessa nostra frequenza. Essendo quindi dei magneti, possiamo comprendere che, ognuno di noi, attira nella vita, persone e situazioni, che vibrano alla nostra stessa frequenza. Quindi se noi non abbiamo una frequenza sufficientemente alta, ovvero se il nostro corpo energetico non è in equilibrio, se l’energia nel nostro sistema energetico non fluisce o non circola bene, perché presenta delle congestioni o delle interferenze, attireremo nella nostra vita materiale persone e situazioni che vibrano ad una frequenza “bassa”. Questo vuol dire che, nella pratica, ci ritroveremo succubi di situazioni che non avremmo mai voluto vivere, ma soltanto perché, per diverso tempo, non eravamo centrati, eravamo confusi, in ansia, impauriti e non abbiamo fatto nulla per trasformare quei nostri disagi.
Sulla base di questo, possiamo giungere alla conclusione che noi siamo ciò che pensiamo e, a seconda dei nostri pensieri, creeremo successo o fallimento.
Mai come in questo momento “siamo chiamati” ad aumentare la nostra consapevolezza, ad usare qualsiasi metodo per espandere il nostro campo aurico e non lasciarci travolgere dalle interferenze (emozioni, pensieri negativi ed informazioni) della coscienza collettiva.

Energie Pure e Congeste

L’energia sottile, e quindi invisibile all’occhio umano, si presenta sempre in due modalità diverse : l’energia pura è un’energia che nutre il corpo (fisico ed energetico), lo rende vitale, espanso e quindi è compatibile con la vita degli esseri umani; invece l’energia congesta o sporca, è un’energia che crea caos, squilibrio, alterazione nel nostro corpo e, nel tempo, può trasformarsi in sintomi sgradevoli, in malesseri e perfino in malattie. Questa energia è dannosa per la salute degli esseri umani.

Questa prima distinzione è importante per prendere coscienza che esistono delle energie invisibili dannose e che queste energie interferiscono costantemente con il nostro sistema energetico, creando delle contrazioni del nostro campo aurico, aumentando le congestioni, che, se non vengono espulse, possono portare alla comparsa di sintomi o malattie nel futuro.

Quindi possiamo sintetizzare che l’energia pura crea movimento all’interno del nostro corpo fisico e l’Energia congesta crea rallentamento e/o blocco del movimento. Ricordo che il concetto di movimento e trasformazione è uno dei punti cardine del concetto di salute: per essere e mantenere la nostra salute, sia fisica che psichica, l’energia deve essere in continuo movimento e noi in continuo cambiamento, cercando in tutti i modi possibili, di espellere le nostre congestioni.

Le meditazioni sono una buona pratica per ritrovare il nostro equilibrio, espellere le congestioni accumulate durante la giornata e prenderci del tempo per noi per ricaricarci di energia pura.

Le energie pure e congeste si possono trovare sia nell’ambiente esterno, sia negli ambienti interni (per es. casa, ufficio ecc) dove viviamo. Le congestioni degli ambienti interni sono spesso prodotte proprio dalle persone che vivono e/o frequentano questi stessi ambienti. Infatti tutti noi siamo “produttori” di energie congeste, che in parte vengono trattenute nel nostro sistema ed in parte rilasciate nell’ambiente. Le energie congeste rilasciate dalle persone nell’ambiente sono quelle psichiche, ovvero quelle prodotte dalle emozioni negative provate (come paura, terrore, rabbia, senso di impotenza, frustrazione, preoccupazione ecc) e dai pensieri negativi (come rimuginazioni o pensieri ossessivi) sui quali, volontariamente o involontariamente, ci sintonizziamo, e che vengono, come in questo periodo, alimentate anche dalle sollecitazioni esterne.

Riprenderemo più nel dettaglio questo discorso nei prossimi articoli, ma, visto che ora siamo tutti dentro casa, mi vorrei soffermare sulle energie congeste che sono prodotte soprattutto dalle apparecchiature elettroniche, quotidianamente utilizzate, come per esempio i cellulari, la TV, il Wi-Fi, i forni a microonde, le tastiere senza fili, i dispositivi bluetooth, ma anche dai ripetitori di cellulari o ripetitori radio, dai radar, dagli apparecchi a raggi X, dalle linee ad alta tensione, e da alcuni tipi di illuminazione, come per esempio il neon o le lampadine di ultima generazione.

Tutte queste apparecchiature, se pur di uso comune e ovviamente comodi, creano un grande danno alla salute, quindi dovremmo cercare, anche in questo caso, di cambiare un po’ le nostre abitudini e cercare di farne un uso più moderato, oppure usare delle accortezze.

Di grande attualità e anche di grande importanza è di informarsi sui rischi dei danni che la rete 5G, che è attualmente in via di sperimentazione, crea alla nostra salute. E’ stato infatti già dimostrato, ma ovviamente poco diffuso, che queste onde elettromagnetiche molto potenti non solo interferiscono con il nostro corpo fisico, ma addirittura producono dei cambiamenti significativi nel DNA delle persone, abbassando fortemente il nostro sistema immunitario e aumentando ovviamente il rischio delle malattie genetiche e probabilmente dei tumori. Ovviamente gli effetti prodotti li vedremo più chiaramente nei prossimi anni, sempre che i risultati non vengano occultati.

Pertanto, è vivamente sconsigliato dormire con il cellulare sotto il cuscino oppure sul comodino, portare il cellulare sempre con noi, mantenere il WiFi di casa sempre attivo (anche se a volte è impossibile); così come è anche sconsigliato posizionare la scrivania, dove passiamo tanto tempo per lavoro, sotto le lampade, soprattutto quelle al neon, mangiare cibi riscaldati al microonde ecc. Inoltre, soprattutto di notte, è consigliato evitare di stare vicino oppure a contatto con questa tipologia di congestioni perché la notte è il momento in cui il nostro corpo (soprattutto dalle 23.00 alle 3.00) si disintossica dalle tossine accumulate durante la giornata, e non è utile per le nostra salute assorbire ulteriori congestioni proprio nel momento in cui il corpo sta lavorando per espellere quelle già precedentemente accumulate.

La buona notizia è che, comunque, gli esseri umani ricevono costantemente dal pianeta, dalle piante e dal sole una grande quantità di energia sottile pura. Gli alberi, per esempio, operano costantemente una vera e propria “trasmutazione energetica”; trasformano, infatti, le energie insalubri e congeste in energie pure e vitalizzanti. Quindi non dimenticate di mangiare frutta e verdura cruda, di stare almeno 30-45 minuti al giorno al sole in terrazzo o in giardino, di far cambiare l’aria negli ambienti dove costantemente siete e di fare meditazione, yoga e ginnastica per aiutare il corpo espellere tossine!

Interferenze costruttive e distruttive

Per comprendere il perché alcune energie sono compatibili con gli esseri umani e altre sono nocive, dobbiamo capire come si comportano due onde quando si incontrano ed entrano in relazione fra loro.

L’interferenza è quel fenomeno dovuto alla sovrapposizione, in un punto dello spazio, di due o più onde. Incontrandosi, è come se le onde si “scambiassero informazioni” sulle loro specifiche frequenze, al fine di formare un’unica onda, frutto dell’addizione delle due frequenze iniziali.

Se le due onde sono in fase, ovvero se oscillano alternando valori crescenti e decrescenti nello stesso momento, allora si sommano e l’intensità risultante sarà maggiore rispetto a quella di ogni singola intensità originaria. Si parla in questo caso di interferenza costruttiva.

Al contrario, se le due onde non sono in fase, allora tenderanno ad annullarsi a vicenda; in questo caso si può arrivare addirittura a non verificare più alcun fenomeno ondulatorio. In tal caso si parla di interferenza distruttiva.

Per questo principio, le frequenze che interferiscono in maniera negativa ovvero che non sono in fase con le frequenze vitali dell’uomo, causano interferenze distruttive, e, a lungo andare, possono danneggiare gli organi e le cellule. Al contrario, le frequenze che sono in fase con le bio-frequenze del corpo, mantengono l’organismo in buona salute e, se malato, lo aiutano a guarire.

In sostanza, è l’organismo che si auto-guarisce nel momento in cui “si riappropria” delle corrette frequenze vitali. L’approccio di qualsiasi tecnica energetica è un approccio olistico, che vede l’uomo come un tutt’uno nella sua parte fisica, emotiva mentale e spirituale, e strettamente interconnesso con la natura e l’universo, di cui ne è parte. Anche se l’approccio medico più tradizionale, dividere e suddividere il corpo per studiare ogni parte separatamente (gli organi, i tessuti, le ghiandole), in un approccio più olistico, se parliamo di onde di energia, non possiamo farlo. Così come l’energia permea ogni angolo dell’universo ed è indivisibile, allo stesso modo, l’uomo va guardato e considerato nel suo insieme ed integrato e interconnesso con l’universo e l’ambiente che lo circonda.

Quindi non possiamo pensare di vivere in salute se non riconosciamo l’interconnessione e l’influenza che riceviamo dall’ambiente esterno, in tutte le sue espressioni.

In questo momento in cui ci sono tante interferenze distruttive negli ambienti, come WiFi, TV, PC, Modem, Cellulari ecc e visto che siamo obbligati a stare tutti in casa, condividiamo con voi delle frequenze che ci sono state fornite da Maurizio Possia, durante il corso di Bio-Risonanza. Sembrerebbe che, in questo momento, oltre alle “normali” onde elettromagnetiche che vengono emesse dalle apparecchiature elettroniche, ci stanno “bombardando” con ulteriori frequenze distruttive. Non ho fatto nessun test a riguardo, quindi non so se l’intento sia quello di aumentare l’emotività (paura, terrore) delle persone, oppure altro.

Condivido però la lista dei numeri di frequenza che dovremmo attaccare ad ogni apparecchiatura che emette onde elettromagnetiche, per riequilibrare e annullare le frequenze distruttive emesse.

E’ importante inoltre ricordare che le frequenze “negative” creano delle interferenze con tutti i nostri organi, ma soprattutto con la nostra Ghiandola Pineale, che, se va in squilibrio, avremo problemi con la produzione di melatonina e di conseguenza con il corretto ritmo fra sonno e veglia, fondamentale per il nostro benessere.

Inoltre la Ghiandola Pineale ha tante implicazioni anche sul piano più spirituale, ma di questo parleremo un’altra volta.

Quindi vi invitiamo a scrivere le seguenti frequenze su un foglio bianco e attaccare il foglio su ogni apparecchiatura che emette onde elettromagnetiche :

F 41.00 F 44.00 F 51.25 F 51.50 F80.25 F 80.50

F 84.10 F 85.00

RAH 04.00 RAH 64.05 RAH 72.05 RAH 72.12

RAH 72.13 RAH 72.14 RAH 85.00

Risonanza

Nell’articolo sul Campo Aurico abbiamo spiegato che ognuno di noi, in quanto energia, vibra ad una certa frequenza, e che si sintonizza, anche inconsapevolmente, con frequenze che hanno la sua stessa vibrazione.
I nostri pensieri, le emozioni e gli stati d’animo, emanano quindi continuamente vibrazioni nello spazio intorno a noi, e non fanno altro che entrare in risonanza con situazioni, persone ed emozioni che hanno la stessa frequenza.
La Risonanza è quindi in generale il fenomeno di “comunicazione e sintonia”, che permette il trasferimento di energia ed informazioni tra due entità (esseri, fenomeni, cose, etc.) che hanno una vibrazione simile. Si crea quindi un linguaggio “non verbale”, che possiamo definire anche energetico-sottile, che permette il trasferimento di informazioni fra un campo aurico ed un altro, dove il campo con frequenza più bassa verrà influenzato dal campo con frequenza più alta.
Le connessioni che uniscono e sostengono aspetti diversi dell’universo hanno alla base il fenomeno della risonanza. Grazie a questa somiglianza, i fenomeni, gli oggetti o le energie sottili vibrano all’unisono, interagendo a distanza come apparati radio. Si sa che l’intensità e la chiarezza del suono della radio crescono in funzione della regolazione dell’apparecchio sulla frequenza più vicina a quella della stazione emittente.
La risonanza è talmente importante da rappresentare una delle Leggi Universali che regolano l’universo, e che spiegano le interconnessioni fra tutte le entità ed energie sottili che in esso esistono.
La Legge della Risonanza è anche strettamente collegata alla Legge di Attrazione, ed entrambe regolano il modo con cui le persone attirano altre persone o eventi che hanno frequenze simili, ovvero che hanno la stessa vibrazione. Questa sintonizzazione o risonanza avviene naturalmente a livello non tanto conscio, ma soprattutto inconscio, ed è indipendente dalla nostra volontà. Infatti ogni essere vivente emette energia fuori di sé, comunicando informazioni che riguardano soprattutto le proprie emozioni e gli intenti ad esse collegati.
Il significato di questo concetto ci porta a comprendere profondamente tante dinamiche della nostra vita, tanti eventi negativi che si ripetono, tanti circoli viziosi da cui spesso non capiamo come uscire.

E’ anche “a causa” della risonanza che restiamo spesso intrappolati in emozioni di ansia, rabbia, paura, rapporti interpersonali da cui non riusciamo a liberarci, non capendo che la frequenza delle nostre emozioni negative e delle nostre convinzioni inconsce ci fa attrarre per risonanza situazioni che hanno la stessa frequenza e la stessa vibrazione.
Ed è grazie alla risonanza, però, che, abbiamo la possibilità di trasformare in positivo la nostra vita e ciò che ci circonda.

Infatti tutte le esperienze hanno lo scopo di aiutarci ed ispirarci a capire delle parti di noi ancora invisibili e nascoste, per poterle trasformare. Per questo motivo possiamo considerare giuste tutte le esperienze che attiriamo nella vita, anche se sarebbe opportuno comprendere prima possibile l’insegnamento, per evitare che le esperienze che attiriamo diventino troppo pesanti da sostenere.

Cambiando il nostro modo di pensare, di vedere, di sentire e di affrontare le cose, innalziamo automaticamente la nostra frequenza, e possiamo finalmente sperimentare una realtà diversa, più appagante e gioiosa, che ci restituirà la nostra nuova immagine come uno specchio.
In base al principio di risonanza, se in un campo energetico immettiamo frequenze armonicamente “accordate” con lo stato naturale di benessere, e quindi se ci sintonizziamo su pensieri ed emozioni positive, le cellule, gli organi e l’intero sistema è indotto a riprodurre quella stessa frequenza. Le cellule inoltre sono sensibili al suono oltre che al linguaggio, al pensiero focalizzato, all’energia di amore che circola nell’ambiente.
E quindi ecco l’invito a cercare ogni strumento che ci aiuti a trasformare i nostri conflitti interiori per entrare e rimanere sempre in risonanza con pensieri di fiducia, amore, gioia, forza interiore ed armonia, per trasformare la nostra intera esistenza.
E’ vivamente consigliato fare meditazioni ed ascoltare la musica classica oppure la musica a 432 Hz.

Inconscio Collettivo e Coscienza Collettiva

Il concetto universale di risonanza ci mette di fronte alla interconnessione costante che esiste nell’Universo fra tutte le frequenze emesse dalle entità che lo popolano. E quindi alla relazione continua fra gli individui e l’universo, ed alla costante influenza che i campi energetici hanno gli uni sugli altri.
Questa interconnessione è ancora più profonda se introduciamo il concetto di inconscio collettivo e di coscienza collettiva.
Il termine inconscio collettivo venne coniato da Carl Gustav Jung, per rappresentare quella parte dell’inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani, e che è formato da tutte le informazioni inconsce che ogni individuo ha come parte della collettività umana di cui è componente, una forma di “eredità psichica” collettiva.
Informazioni ancestrali, legate alla nostra specie, informazioni socio-culturali a livello di famiglia, nazione e stato sociale, una banca dati che ci accomuna e ci collega, e che determina ed influenza i nostri comportamenti e il nostro grado di evoluzione tanto quanto il nostro inconscio personale.
Peraltro la successiva teoria dei campi morfogenetici del biologo Rupert Sheldrake, con l’esperimento della “101ma scimmia”, ci spiega che, anche fra le specie animali, esiste una coscienza collettiva, che cambia continuamente e permette così l’evoluzione della specie. Questo campo energetico molto forte, definito e comune, contiene l’insieme delle informazioni di tutte le esperienze positive e negative che i singoli hanno sperimentato dalla loro comparsa sulla terra, che quotidianamente influenza i comportamenti individuali.
Gli studi successivi sono andati sempre più verso uno sviluppo di questa matrice collettiva e dinamica che ci connette, e che viene definita come coscienza collettiva, una coscienza globale, comune agli esseri umani, che continuamente viene nutrita dalle informazioni ed esperienze acquisite a livello socio culturale dai singoli individui come parte del tessuto collettivo e che a sua volta influisce sui singoli.
La coscienza collettiva rappresenta quindi non solo una rete invisibile che collega l’intera umanità, ma anche una entità collettiva che vibra ad una certa frequenza e in grado di reagire ed interagire attivamente con gli eventi importanti che accadono nel mondo.
Da questo si comprende l’importanza di fare un percorso di consapevolezza personale ma anche condiviso e con un intento non solo individuale ma collettivo, per poter contribuire ad alzare sempre di più la vibrazione della coscienza collettiva attraverso un risveglio delle coscienze e farla uscire dalla risonanza della paura, del sacrificio, della sofferenza, della sottomissione, della manipolazione, del vittimismo per andare invece verso una evoluzione della specie, a partire dal cambiamento di ogni singolo, basata sempre più verso il rispetto, la comunanza, l’unità, la condivisione, la solidarietà ed l’armonia. Soltanto in questo modo potremmo influenzare in modo positivo la coscienza collettiva ed essere automaticamente influenzati per un risveglio comune e condiviso.

Paura e Sistema Immunitario

La paura è l’emozione più diffusa in questo periodo che, a causa delle nostre convinzioni profonde, delle nostre esperienze passate e soprattutto a causa del continuo “bombardamento” mediatico, si sta amplificando sempre di più in ognuno di noi.
La paura è un’emozione ancestrale percepita da tutti gli esseri umani, utile per garantire la nostra sopravvivenza, che però innesca una serie di reazioni nel nostro organismo che, se protratta nel tempo, fa aumentare il rischio di ammalarsi.
La paura della diffusione in Italia del Covid-19 sta creando problemi di ansia e stress nella popolazione, con effetti diretti sulla capacità del nostro corpo di difendersi. Nonostante il governo ci stia obbligando a rimanere a casa per non essere infettati, l’unica arma certa che abbiamo contro il coronavirus, così come per tutti gli altri virus esistenti, è proprio rinforzare il nostro sistema immunitario. Sarebbe questo il motivo per cui il nuovo virus colpirebbe meno i bambini e gli adolescenti, perché sono quelli che hanno le difese immunitarie più attive. Il legame tra paura, stress e difese immunitarie è da tempo al centro di molti studi del mondo scientifico internazionale ed è stato già ampiamente dimostrato.
Lo stress di per sé non è negativo. Non è altro che un meccanismo di difesa del nostro organismo che serve a far fronte alle situazioni di pericolo o di emergenza, dandoci una maggiore resistenza. Quando viviamo momenti di stress, nel nostro corpo vengono rilasciati, attraverso il sistema endocrino, alcuni ormoni, come l’adrenalina, la noradrenalina e in particolare il cortisolo, che ci permettono di avere a disposizione una maggiore quantità di energia. Grazie a questi tre ormoni, infatti, viene innalzata la pressione sanguigna, facendo in modo che la persona abbia una migliore prestazione fisica e maggiore prontezza, per scappare dal pericolo. Questa è la cosiddetta reazione di attacco o fuga presente anche negli animali, che da sempre ci ha garantito la sopravvivenza. Trascorsa la situazione di stress, però, l’organismo dovrebbe ritornare al suo equilibrio ed il corpo dovrebbe rilassarsi e ricaricarsi.
Se però questa condizione di ansia e stress persistono, si possono creare dei seri problemi. Come abbiamo già detto, lo stato di paura fa rilasciare il cortisolo, che non a caso, è chiamato l’ormone dello stress. In realtà il cortisolo è un’arma di difesa che il nostro organismo mette in atto, ma questo rilascio è utile soltanto se protratto per un breve tempo. Se però la situazione si protrae per un tempo più lungo, entriamo in una spirale che ci fa diventare più sensibili alle infezioni, causando una compromissione generale della capacità di difesa dell’organismo da parte di virus, batteri ed altri agenti patogeni.
Il cortisolo infatti abbatte il numero dei linfociti T e dei globuli bianchi in generale, che sono le cellule preposte alla difesa dell’organismo da parte di attacchi esterni, aumentando il rischio delle malattie infettive e delle funzionalità intestinali.
Un altro “problema” che in questo momento contribuisce ad un ulteriore abbassamento delle difese immunitarie è l’obbligo di adottare dei comportamenti asociali e di limitare al massimo i contatti umani.
Ciò che invece, soprattutto in questo momento,dovremmo fare è favorire la risposta del nostro sistema parasimpatico, per produrre ormoni come la serotonina (ormone del buonumore) e le endorfine (ormone del piacere),che ci permettono di raggiungere benessere, rilassamento e quiete.
Nonostante il momento di difficoltà che stiamo vivendo, vi consigliamo di mettere in atto tutto ciò che può aiutarci ad alzare le nostre naturali difese immunitarie biologiche, migliorando la nostra qualità di vita attraverso l’alimentazione, gli integratori e vitamine, la cura di noi stessi, le attività creative che ci facciano stare bene e in armonia con noi stessi, la meditazione, la lettura, le tecniche energetiche e momenti di “incontri” e condivisione con gli altri.

PH del corpo basico per essere in salute

In questo articolo vogliamo porre l’attenzione sul tema dell’equilibrio acido-base, che, soprattutto in questo momento, è fondamentale per mantenere la nostra salute e predisporre il nostro corpo per non essere “accogliente” ai virus, ai batteri e ai patogeni in generale.
Il nostro organismo infatti è una macchina perfetta che ha bisogno di equilibrio per funzionare bene, ed è per questo che, nel nostro corpo avvengono dei processi che contribuiscono a mantenere il pH del nostro sangue su valori compresi tra 7.3 e 7.4.
I valori del PH superiori a 7 sono definiti alcalini, o basici, mentre i valori inferiori al 7 sono acidi, con lo 0 che corrisponde alla massima acidità. Forse non tutti sanno che grazie ad un PH leggermente alcalino, il corpo è in grado di avviare i propri processi di auto-guarigione
Quando però il nostro corpo è sovraccaricato da un’acidità eccessiva, le cellule sane rischiano di degenerare mentre i germi, i virus trovano un ambiente adatto per proliferare con il rischio di avere, nel tempo, la comparsa di malattie degenerative.
E allora come possiamo fare per avere un corpo con PH basico ?
In questo momento in cui, avendo più tempo, ci possiamo prendere cura di noi, sicuramente possiamo cominciare a cambiare le nostre abitudini, dando una maggiore attenzione all’alimentazione e seguendo una dieta alcalina, ovvero mangiando alimenti che presentano minerali alcalini, come sodio, potassio, calcio e magnesio e preferendo frutta, verdure, cereali e legumi, semi e noci, in particolare mandorle.
Fra gli alimenti alcalinizzanti da preferire nella nostra alimentazione troviamo : spinaci, cavoli, cavolini di Bruxelless, cavolfiori, broccoli e tutte le verdure a foglia verde, zucchine, sedano, carote, barbabietole, ravanelli, cetrioli, finocchi, fagioli, lattuga, ravanelli, frutta, frutta secca, mandorle, goji.
Sono condimenti alcalinizzanti: aglio, cipolla, zenzero, peperoncino, curry, salvia, rosmarino, semi di finocchio e semi di cumino, curcuma. Sono cereali (o simil-cereali) alcalinizzanti la quinoa e il miglio.
Sarebbe poi una buona abitudine bere mezzo limone spremuto in mezzo bicchiere d’acqua tiepida tutte le mattine a digiuno.
Inoltre, come aveva detto anche Alessandra nel suo post, bisognerebbe eliminare dalla nostra dieta : zuccheri, lievito, latticini, farine bianche (pane, pasta, pizza), fritti, bibite gassate, succhi di frutta confezionati, alcolici, caffè.
Ovviamente uno squilibrio del PH potrebbe essere causato da diversi fattori, tra cui troviamo sicuramente l’alimentazione, ma anche la mancanza di esercizio fisico, il fumo, l’inquinamento ambientale, l’intossicazione da farmaci e da sostanze presenti negli alimenti e ovviamente da tutte quelle situazioni stressanti e pesanti che viviamo nel quotidiano.
Infatti non possiamo dimenticare che emozioni come paura, terrore, rabbia, rancore risentimento e sensi di colpa creano “acidità nel corpo” e fanno male alla nostra salute!
E’ proprio per questo che il consiglio in questo periodo è prenderci cura di noi stessi, del nostro corpo fisico e delle nostre emozioni, cercando di fare di tutto per essere sintonizzati su emozioni di amore, di gioia, di serenità, di unità e condivisione e allontanare pensieri legati alla separazione, alla mancanza, alla carenza, alle limitazioni e ovviamente lasciar andare emozioni di paura, panico e terrore.

Il legame fra Virus e Coscienza Collettiva 1

La scienza ci dice con chiarezza che i virus non sono entità, non sono esseri viventi, non sono cellule, non dispongono di una membrana cellulare, non hanno organuli e non hanno tutti quegli gli elementi che formano la cellula vivente.

E allora cosa sono i virus? Sono dei veri e propri software (teoria dei biofotoni di Popp), a RNA o DNA, sono informazioni software e programmi. Sono una frequenza elettromagnetica.

Non possono vivere da soli, ma cominciano a replicarsi solo dentro una cellula ospite, un batterio ad esempio, e sono già presenti in numero grandissimo (10 elevato alla 18), dentro il nostro organismo.

Non sono quindi esseri a vita propria, non si insediano dall’esterno e non ci vogliono attaccare. Quindi a partire da questa informazione già non dovremmo avere paura di loro come di una minaccia esterna a noi, come di un esserino cattivo che ci vuole fare del male.

A cosa servono i virus? E che informazioni possono portare?

Sono delle frequenze elettromagnetiche che entrano in risonanza con le informazioni che sono dentro di noi. Che informazioni può portare un virus? Sono tante, servono ad esempio, cosi come i batteri, per eliminare le tossine nel nostro connettivo a seguito di una intossicazione, per depurarci. A quel punto si innesca il meccanismo della infiammazione, con i 5 segni classici, fra cui la febbre, affinché si possano bruciare le tossine nel connettivo, che è il nostro tessuto interstiziale, dove funziona il nostro sistema immunitario.

I virus sono dentro il nucleo delle nostre cellule, il Dna per il 3% è formato da caratteri ereditari, per il 97% è formato da virus ancestrali, informazioni ancestrali, che hanno permesso la nascita della vita umana sulla terra.

Prendersela coi virus in sé è andare contro la vita, i virus sono fondamentali per noi, sono utili per la vita stessa e si replicano solo se risuonano con noi. Quindi non focalizziamo la nostra attenzione sul fatto che i virus sono cattivi!

Bisogna quindi cambiare l’ordine di idee.

Il vero problema è che i virus entrano in risonanza con le informazioni presenti dentro di noi.

E se queste informazioni sono negative, di paura, ansia, preoccupazione, separazione, ecco che ciò che accadrà, è che il virus si nutrirà di queste informazioni, prolifererà e andrà ad attaccare le strutture fisiche collegate energeticamente ai conflitti biologici collegati a queste emozioni.

Accogliamo e accettiamo quindi di avere dei virus che sono utili per noi e per la nostra salute e cerchiamo di lasciar andare le emozioni negative che li fanno proliferare!

Il legame fra Virus e Coscienza Collettiva 2

Nel precedente articolo abbiamo detto che i virus per essere attivi, proliferare e diffondersi hanno bisogno di un terreno dove insediarsi e soprattutto dove nutrirsi.
Se le nostre difese immunitarie sono basse, sarà molto più facile che si attivino e si moltiplichino. Questo è il motivo per il quale sono più soggetti ad ammalarsi gli anziani o le persone con patologie pregresse. Abbiamo anche scritto precedentemente (articolo La Paura e il Sistema Immunitario) che il sistema immunitario è strettamente collegato con la Paura, che ingenera una serie di reazioni endocrine nell’organismo che sono fisiologicamente utili, ma che, in situazioni patologiche, abbassano le nostre difese naturali.
Il problema è che, per tutti e anche per quelli i quali abbiano un buono stato di salute di base, i virus comunque entrano in risonanza con le informazioni presenti nel loro sistema.
Se queste informazioni sono o diventano negative, ecco che il terreno di insediamento e proliferazione diventa più favorevole.

La questione è che la risonanza di cui si parla non è solamente con le convinzioni, emozioni e paure individuali, ma anche con quelle che sono le convinzioni a livello collettivo.
Sappiamo infatti che ognuno di noi, in quanto parte di una collettività, famiglia, nazione, e più in generale come essere umano, ha in dotazione tutta una serie di informazioni radicate e addirittura ancestrali, fra le quali la paura della malattia, della sofferenza e della morte stessa.
La paura individuale ha quindi già una radice collettiva nella paura ancestrale dell’essere umano: se essa aumenta nutre la paura collettiva, e a sua volta ne viene continuamente nutrita ed amplificata.
E diviene sempre più forte e virale, contagiosa e dominante.
E questa paura diviene il terreno nutritivo sempre più ampio del virus a livello collettivo.

Siamo in presenza quindi di un meccanismo perverso per il quale il grosso rischio è che la paura di coscienza collettiva, che ha una radice ancestrale e utile per la sopravvivenza, si amplifichi con paure individuali, e a sua volta risuoni in maniera amplificata, come coscienza collettiva, in ogni individuo.
La paura alimenta la paura, per così dire.
Il problema è che quando molti pensieri si focalizzano in una unica direzione, e quando questi pensieri sono associati e potenziati da forti emozioni, come per esempio la paura, si viene a generare una “forma-pensiero” che va sotto il nome di “Egregora” o “Eggregora”.
L’Egregora è una vera e propria entità energetica collettiva, che può crescere se viene alimentata costantemente dall’attività psichica delle persone.
Quello a cui stiamo assistendo, anche attraverso i messaggi dei media, nei social e in generale dalle informazioni spesso fuorvianti o minacciose che ci vengono trasmesse; è una enorme attività di amplificazione e nutrimento di questa paura collettiva, di questa forma pensiero che ci indebolisce e ci fa sentire soli, impauriti e minacciati.
La nostra paura ancestrale, il nostro sistema “attacca o fuggi collettivo” diviene non più una risorsa, ma un mostro che ci sovrasta, ci divide dagli altri, ci rende sempre più soli, ansiosi, e incapaci di difenderci.

Allora il nostro invito è quello di non nutrire questa “creatura” di paura, non nutrire a modo nostro il terreno individuale e collettivo perché il virus possa impadronirsi di noi e diffondersi ancora di più.
E aiutiamoci in ogni modo, come già detto e ripetuto, con tutto quello che abbiamo già e con quello che a livello fisico, emotivo, mentale e spirituale ci può sostenere dando linfa alla nostra grandissima capacità innata di autoriparazione, guarigione e mantenimento dello stato di salute!

Lasciar andare Paura e Terrore

In questo periodo, a causa delle circostanze esterne, la nostra emotività è messa fortemente alla prova, e la prima emozione che dovremmo trasformare è il terrore. Siamo tutti terrorizzati perché la nostra mente sta proiettando delle immagini e sta visualizzando il futuro (e quindi attivando il potere creativo in modo “negativo”) con immagini legate alla paura di ammalarsi, alla paura di rimanere immobilizzati in un letto senza poter essere aiutati, alla paura di morire, alla paura di infettare i nostri cari, alla paura di perdere il lavoro, alla paura di cadere in miseria e morire di fame ecc.
Se osserviamo tutte queste immagini, ci rendiamo conto che il nostro subconscio, e quindi noi come persone, stiamo cercando di “gestire”, o forse sarebbe opportuno dire resistere ad una situazione terribile senza apparentemente poter fare nulla. Questo senso di impotenza, di frustrazione, questo senso di disorientamento verso il futuro certo non ci aiuta ad uscire al meglio da questa situazione, così come non ci aiuterebbe ad uscire da altre situazioni difficili. In più è opportuno osservare che quando, a fronte di un evento esterno, tante paure si creano una in correlazione con l’altra, non percepiremo più l’emozione di paura, bensì quella di terrore !
Sappiamo che tutte le emozioni sono utili, paura compresa, perché le emozioni sono la risposta dell’individuo alla percezione di uno stimolo esterno, ma devono essere gestite nella maniera giusta. Oggi e nei prossimi articoli parleremo molto dell’emozione della Paura e cercheremo di lavorare insieme per rilasciarne alcune e recuperare di conseguenza un nostro equilibrio psico-fisico.
La paura si attiva quando i nostri sensi percepiscono un pericolo o un potenziale pericolo per noi stessi (o per i nostri cari), quindi quando percepiamo di essere in qualche modo minacciati. Alla paura segue uno stato di attivazione neurofisiologica che consente alla persona di rispondere allo stimolo iniziale attraverso la reazione istintiva, che hanno anche gli animali, di “attacco o fuga”. La paura ha, quindi un’utilità per l’uomo, mettendolo in guardia dai pericoli che incontra, spingendoci a trovare delle “risorse” per garantire la nostra sopravvivenza. La paura però diventa un problema quando viene vissuta in maniera esagerata o fuori “controllo”, come nel caso del terrore e delle fobie (paure sproporzionate rispetto al pericolo).
Quando le varie paure percepite si sommano una dopo l’altra e soprattutto quando la persona arriva a percepire il senso di impotenza, il senso di incertezza, quando la persona inizia a pensare che a quel problema (o minaccia) non c’è soluzione, si inizia a sviluppare un pensiero costante negativo con previsioni sempre più catastrofiche, e quindi di conseguenza lo stato di paura e ansia aumenta sempre di più fino ad arrivare al terrore, che determina il “freezing” ovvero l’immobilità, la persona rimane congelata e non riesce a muoversi. Questa è la reazione istintiva dell’animale, quando non ha il tempo di fuggire; è proprio grazie all’immobilità che l’animale cerca di sfuggire al proprio predatore, sperando con l’immobilità di non essere visto.
Se osserviamo bene, questa è la situazione in cui, a causa dei continui bombardamenti mediatici, ci stiamo ritrovando, anche inconsapevolmente. Più osserviamo la “catastrofe” ovvero il “nemico” e più il nostro cervello (attraverso l’ippocampo e l’amigdala) registra un aumento delle paure; questo comporta l’aumento del nostro senso di impotenza e di certo non riusciremo a trovare soluzioni. Questo è un “meccanismo di trappola” che stiamo subendo da più di un mese, dal quale occorre uscire tutti insieme!
Per essere positivi e propositivi, allora ci dobbiamo chiedere : Come faccio a non alimentare le mie paure? Come faccio a non essere influenzato dalle paure di coscienza collettiva? Come faccio a riconoscere se quel “mostro” che ho di fronte e che vedo è veramente un leone dal quale devo scappare oppure è un gatto travestito da leone ? Quali sono le risorse che io posso mettere in campo per riconoscere la vera entità del pericolo che ho di fronte?
E’ importante farsi tutte queste domande perché la reazione innata, ancestrale e animale di “attacco o fuga”, dipende da quale è l’entità del pericolo che ho di fronte. Quindi è di fondamentale importanza riconoscere ed identificare bene il pericolo.
A questo punto, proprio perché stiamo parlando di meccanismi ancestrali e innati, la prima nostra risorsa è legata ad un buon funzionamento del nostro ISTINTO. Noi esseri umani abbiamo questa “risorsa innata”, che proviene dal nostro essere anche animali, che ci permette di riconoscere il pericolo, prima ancora di vederlo, in modo da garantirci la nostra sopravvivenza anche attraverso la fuga, ma senza cadere in trappola.
Il problema, e a questo punto entriamo nelle informazioni di “coscienza collettiva”, è che l’istinto troppo spesso nelle persone non è attivo o non è ben funzionante perché nell’era moderna, l’istinto è in contrapposizione al razionale, al mentale; quindi una persona istintiva è spesso identificata come una persona impulsiva oppure aggressiva invece una persona razionale, molto spesso è vista come una persona intelligente, capace e soprattutto in grado di risolvere tutti i problemi. Troppo spesso per essere accettati dai nostri genitori e dalla società cambiamo i nostri comportamenti, e non sempre questi cambiamenti risultano essere positivi.
L’obiettivo è quello di recuperare l’importanza dell’istinto, perché è proprio grazie al nostro istinto, che è innato e non abbiamo bisogno di impararlo, che possiamo riconoscere e “fiutare” i pericoli che incontriamo nel nostro cammino e trovare il modo giusto per affrontarli.
E’ importante osservare l’istinto è innato ma noi dobbiamo imparare a fidarci delle informazioni, delle sensazioni che ci arrivano dal nostro istinto. Questo è l’unica risorsa che “madre natura” ci ha fornito per imparare a scoprire i veri pericoli prima che sia troppo tardi oppure scoprire quelle situazioni che sembrano pericolose ma che in realtà non lo sono. E’ proprio grazie all’istinto che noi riusciamo ad individuare tutte quelle situazioni ancora “nascoste”, come per esempio le persone che ci vogliono manipolare, sottomettere, invadere, reprimere, approfittare ecc, prima che le persone possano agire contro di noi ovvero prima che l’evento si manifesti sulla realtà. E’ per questo motivo che, grazie alla nostra capacità di intercettare il pericolo per tempo, possiamo, senza entrare nel panico, trovare la giusta risposta e la giusta soluzione alla situazione. Tutte le nostre risorse e quindi la nostra capacità di agire per superare l’evento esterno in modo positivo e costruttivo (e non di reagire e quindi fuggire) è strettamente connessa con il tempo in cui percepiamo il nemico e il momento in cui lo dovremmo affrontare.
La situazione peggiore che ci fa vivere nel terrore e quindi nell’inazione, non è il nemico ma è proprio tutto il tempo in cui il “nemico” non è visibile!
E a questo punto un’ultima domanda per riflettere tutti insieme: sarà un caso che in questo periodo stiamo combattendo contro un “nemico invisibile”? Oppure questo nemico invisibile è funzionale a creare e mantenere uno stato di terrore nella coscienza collettiva ?

Lasciamo andare le nostre Maschere per sviluppare il nostro intuito

Per far funzionare al meglio il meccanismo di “Attacco o fuga”, ovvero il nostro meccanismo innato ed istintivo di auto-difesa dobbiamo imparare a riconoscere bene i nostri “nemici”.
Infatti se parliamo del “regno animale”, un leone si mostrerà sempre come un leone, così come una gazzella si mostrerà sempre come una gazzella. Nel regno degli “esseri umani” però questo non avviene sempre perché ci sono persone che si “mascherano” da persone gentili ed affidabili e poi in realtà ci vogliono fregare, manipolare, sottomettere ecc.
Quindi oltre al nostro istinto, dobbiamo imparare a sviluppare e soprattutto a fidarci del nostro INTUITO. L’intuito non è però un meccanismo “innato”, ma deve essere allenato e sviluppato quotidianamente per fare in modo che ognuno di noi riesca a percepire se la persona che abbiamo davanti è affidabile oppure no. Possiamo pensare che l’intuito è il linguaggio che usa la nostra anima per “parlare” con noi oppure lo possiamo immaginare come se fosse un’intelligenza intuitiva grazie alla quale siamo più recettivi rispetto al nostro mondo interiore. E’ quindi quella voce interiore che sa interpretare i messaggi che arrivano dal nostro interno, percepire le persone non affidabili e trovare la strategia più giusta per difenderci oppure per evitare il pericolo. Le decisioni che vengono prese grazie all’intuito non hanno bisogno di essere elaborate dalla mente razionale, sono molto più veloci, e la persona che si fida del proprio intuito, può trovare la soluzione giusta anche in pochi secondi. Per sviluppare l’intelligenza intuitiva dobbiamo però permetterci di contattare, far salire ed ascoltare le nostre emozioni, grazie alle quali, se interpretate nella maniera giusta, possiamo acquisire delle utili informazioni su ciò che sta accadendo all’esterno di noi.
L’intuito è quindi quella capacità che ci permette di conoscere in un tempo molto breve ciò che ancora non è manifestato, di scoprire qualcosa che ancora è nascosto, che ancora non è evidente, senza l’aiuto di riflessioni o di un processo logico-razionale.
Purtroppo però, troppo spesso, noi non diamo credito al nostro intuito, ai presentimenti, e quindi alle informazioni che sentiamo “da dentro” perché siamo condizionati da un modello dove la parte logico-razionale fa da padrone. L’intuito ci permette anche di identificare la persona che abbiamo di fronte, di scoprire la maschera che quella persona sta mettendo in quel momento e soprattutto le intenzioni che quella persona ha nei nostri confronti.
L’obiettivo sarà proprio quello di permetterci di sviluppare il nostro intuito per poterci fidare e affidare alle nostre sensazioni e alla nostra intelligenza “più alta”, per evitare di cadere nelle trappole della vita.
Per prima cosa dobbiamo accettare di trasformare un retaggio culturale (e quindi di coscienza collettiva) che ci spinge a pensare che soltanto con la logica e la razionalità riusciremo a trovare la soluzione giusta ai nostri problemi.
Successivamente abbiamo bisogno di porre l’attenzione alle “maschere” che mettiamo nella vita. Per poter individuare se la persona che ci sta di fronte sta mettendo una “maschera”, e quindi si sta presentando come un amico quando invece non lo è perché ha altre intenzioni, abbiamo bisogno, in modo intuitivo, di riconoscere l’intenzione dell’altro. Questo meccanismo ci aiuterà ad individuare le persone pericolose prima che loro possano mettere in atto la loro strategia. Per fare questo però, abbiamo bisogno di riconoscere ed iniziare a lasciar andare le nostre maschere, perché soltanto così riusciremo ad essere sempre più intuitivi.
Le maschere sono degli atteggiamenti che vengono create dai bambini come meccanismo di difesa che si innesca come conseguenza di una situazione di forte dolore che crea una ferita emotiva profonda. Nel tempo poi, questo atteggiamento, ovvero questa maschera, diventerà una parte della personalità che l’adulto, se non ne diventa consapevole, continua a reiterare nel tempo.
La cosa importante da considerare è che la maschera è la risposta che il bambino ha trovato per “sopravvivere” e reagire in qualche modo alla ferita subita, per lui troppo dolorosa. Nel tempo però queste maschere diventano parte di noi e con difficoltà riusciamo a vederle e quindi a liberarcene. Dietro ogni maschera c’è una situazione di sofferenza e quindi c’è sempre una sensazione di fragilità, di insicurezza, di debolezza che vogliamo nascondere. Purtroppo a causa di ciò che abbiamo subito, da grandi siamo terrorizzati a lasciar andare le nostre maschere perché abbiamo paura di far vedere agli altri le nostre fragilità. Questo comporterà che nella vita useremo tanta della nostra energia “mentale” per mantenere le nostre maschere (perché a volte ne abbiamo anche più di una), non riusciremo ad essere noi stessi, rinunceremo ad esprimere la nostra vera identità, non riusciremo a lasciarci andare, non riusciremo ad essere spontanei e a seguire la nostra strada e neanche, di conseguenza, a riconoscere le persone “mascherate” che incontriamo nella nostra vita, con il rischio di essere umiliati, sfruttati, manipolati, controllati o feriti di nuovo.
Uno dei motivi principali per cui le persone indossano una maschera è la ferita da rifiuto (o presunto tale) subito da uno o da entrambi i nostri genitori. Il rifiuto non necessariamente deve essere creato da un genitore che ci abbandona ma potrebbe essere anche creato da un genitore troppo severo che ci giudica o critica continuamente (e quindi ci rifiuta) perché non stiamo seguendo il modello di educazione che questo genitore ci voleva “insegnare”. Tutti noi siamo stati cresciuti con un’educazione abbastanza rigida, e siamo stati “costretti” a seguire dei modelli etico-morali; già da piccoli dovevamo seguire delle regole, dovevamo comportarci secondo un codice morale che ci indicava cosa era giusto e cosa sbagliato, secondo quindi un criterio di giudizio già stabilito.
Questo non ci ha permesso di essere noi stessi, di imparare ad esprimerci liberamente, di imparare a contattare ed esprimere le nostre emozioni e soprattutto non ci ha permesso di sviluppare il discernimento, ovvero la nostra capacità di discernere fra ciò che per noi è giusto e ciò che per noi è sbagliato. Questo ha causato, di conseguenza, una profonda insicurezza che non ci permette, ora che siamo adulti, di discernere e quindi di fare le nostre scelte con serenità e naturalezza. Ogni volta che dobbiamo prendere una decisione, a livello profondo, siamo combattuti fra quello che “dobbiamo fare” e quello che ci sentiremo di fare. La soluzione “migliore” a questo conflitto è “fuggire”, mettersi la maschera del fuggitivo e non affrontare le scelte della vita con consapevolezza e determinazione. Adesso è arrivato il momento di togliere questa maschera ed iniziare a prenderci la responsabilità delle nostre scelte. Solo così possiamo diventare adulti ed iniziare ad usare il nostro potere creativo.
Infine un’ultima riflessione, ma non meno importante: adeguandoci ai comportamenti della coscienza collettiva, e quindi rinunciando al nostro istinto, rinunciando a seguire la nostra parte più profonda, abbiamo l’illusione di “essere parte” di un gruppo, di una società e quindi di essere riconosciuti, accettati e apprezzati dagli altri, senza renderci conto che l’intera società sta proseguendo per una strada che sta portando le persone, passo dopo passo, alla perdita totale della libertà e della dignità personale.
Probabilmente è arrivato il momento di lasciar andare i modelli vecchi che ci sono stati insegnati e cominciare a pensare con la nostra testa e con il nostro cuore. Se cominciamo a direzionarci verso ciò che desideriamo e che ci piace, lasciando andare il senso del dovere e tutto quello che ci è stato imposto, anche con il “rischio di andare contro-corrente”, forse riusciremo a lasciar andare tutti quei modelli comportamentali che non ci servono più e finalmente decidere, ognuno per sé, di seguire il proprio modello ovvero seguire la propria intelligenza intuitiva e i messaggi della propria anima.
In conclusione una frase di Albert Einstein che dice: “La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un servo fedele. Abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono”. Le persone intelligenti dovrebbero ascoltare quei presentimenti che sussurrano nella testa quando stanno per fare una scelta, e pensare che è quello il momento in cui mettere da parte la razionalità e affidarsi al nostro intuito, anche se ci suggerisce un’altra strada!

Passare da Gregge di pecore a Branco di lupi

Le informazioni che appartengono alla coscienza collettiva sono veramente tante e ci vengono tramandate attraverso il DNA dalla nascita e poi convalidate durante l’educazione e nella vita. L’inconscio collettivo è una meravigliosa distesa di opportunità, perché ci permette di acquisire tutta una serie di informazioni legate alla sopravvivenza, al riconoscimento dei pericoli, all’istinto e a tutte quelle esperienze che tantissime persone, prima di noi, hanno fatto sulla Terra. Purtroppo però, l’inconscio collettivo, è contemporaneamente anche “pieno di trappole”, ovvero di atteggiamenti che sono stati reiterati nei secoli, che si sono strutturati e sono diventati “normali”, e che, anche senza che le persone se ne rendano conto, non permettono di essere liberi.
Ognuno di noi, attraverso le proprie esperienze, trasferisce parte della propria energia, e quindi delle proprie informazioni e delle proprie esperienze, all’inconscio collettivo e l’inconscio collettivo, a sua volta, nutre ognuno di noi con le informazioni che vibrano alla nostra stessa frequenza. Questo vuol dire che, in maniera inconsapevole, quando ci agganciamo all’inconscio collettivo, riceviamo un travaso di informazioni, e quindi di esperienze, che consolidano i pensieri sui quali noi siamo sintonizzati.
Nonostante questo funzionamento, non dovremmo dare all’inconscio collettivo una valenza negativa, ma dovremmo imparare, grazie al nostro focus e alla nostra consapevolezza, a collegarci con l’inconscio collettivo in maniera costruttiva e sintonizzarci, non sui drammi ma sulle vittorie, sulle soluzioni ai nostri problemi, selezionando con discernimento e assimilando soltanto quelle informazioni che ci possono essere utili, grazie alle esperienze fatte dai nostri avi. Per esempio, io potrei non aver mai fatto una guerra e non sapere come ripartire da un periodo di crisi che sto attraversando, ma, se mi sintonizzo sul mio obiettivo, ovvero sulla ricerca delle possibilità o delle soluzioni per uscire dalla mia crisi, potrei ricevere dalla coscienza collettiva (ovvero dalle esperienze magari delle generazioni precedenti) delle informazioni legate all’esperienza di altre persone che sono riuscite a cogliere le occasioni e ripartire con il lavoro, anche nei momenti di crisi.
Però, per far funzionare bene questo meccanismo, abbiamo bisogno di avere una percezione di noi stessi ben chiara, di riconoscerci e sentirci comunque uguale agli altri, anche se nella nostra unicità. Per sciogliere questo primo nodo, dovremmo trasformare il nostro “sentirci pecore in un gregge” e diventare “lupi in un branco”. Se riusciamo ad effettuare questa trasformazione interiore, ovvero di passare da sentirci pecore a lupi, avremmo una percezione di noi stessi e della realtà che ci circonda completamente diversa.
Nel gregge di pecore, il gesto e il comportamento che fa una pecora viene automaticamente riproposto da tutte le altre, senza discernimento. Questo vuol dire che nel gruppo non c’è pensiero critico, non c’è giudizio critico e questo non farsi domande e non cercare le risposte, diventa un automatismo. Infatti se faccio parte di un gruppo di pecore, vuol dire che io riconosco l’esistenza di un pastore, ovvero di un padrone, che è lì a difendermi dai percoli ed è preposto a risolvere i miei problemi. Se rimaniamo ed accettiamo, anche inconsapevolmente, che c’è sempre qualcuno che risolverà i nostri problemi oppure che ci aiuterà ad uscire dai pericoli, è come se stessimo delegando il nostro potere creativo fuori di noi, e questo è assolutamente pericoloso. Il pastore infatti, non vuole bene alle sue pecore, ma le considera “sue” e le usa a suo piacimento. Dobbiamo quindi iniziare a diffidare delle persone che “ci vogliono salvare”, bensì dobbiamo trovare nuove strategie per salvarci da soli perché chi mette la maschera del “salvatore” spesso nasconde un intento ben diverso da quello che vuole far apparire. Quello che caratterizza il gregge di pecore, e quindi i comportamenti delle masse, è la fiducia o fede, quasi cieca, al padrone, al leader, a Dio ecc. proprio per essere aiutati a superare i momenti di difficoltà, non solo materiali, ma spesso i “padroni” si insinuano quando le masse si sentono impotenti, fragili, smarriti e, inconsapevolmente, accettano la manipolazione per trasformare i loro disagi! L’adesione di massa per una causa spesso ha portato ad episodi di razzismo, di fanatismo, ma ha permesso alle persone “deboli” di sentirsi uniti e forti verso un obiettivo comune, con l’illusione che la Causa per cui stiamo combattendo conti più che la vita individuale.
Se io sono pecora e rimango nel gregge, non mi rendo conto di ciò che sono, non mi rendo conto neanche dei rischi che corro, non mi rendo conto che non sto usando il mio spirito critico, non mi rendo conto che sto seguendo le direttive del pastore, del leader, a meno che non divento la “pecora nera”, correndo però il rischio di essere esclusa dal gregge. La pecora per sua indole è remissiva, questo vuol dire che non discute nessun ordine, non discute nessuna situazione, le accetta in maniera passiva. Se io sono una pecora e sono remissiva, qualsiasi cosa mi venga detta o data dal pastore mi va bene, e non può che andarmi bene, perché “mi nutro”, e questo è importante, del fatto che tutte le altre pecore, essendo remissive alla stessa identica maniera, lo accettano. Quindi anche se c’è una cosa che non mi piace, non penso neanche che non mi piace, perché lo fanno tutti gli altri e automaticamente penso che lo devo fare anche io.
Dobbiamo quindi uscire da questo meccanismo perverso, al quale ci hanno abituati ed educati fin da piccoli, attraverso l’indottrinamento infantile, insegnandoci che dobbiamo seguire ed aderire al volere di nostro padre che ci aiuta nella vita, poi del nostro datore di lavoro che ci da i soldi per vivere ed infine del nostro stato e di Dio che garantiscono i nostri diritti, sia in Terra che in Cielo. Avendo ormai ripetuto questo meccanismo nel tempo, è diventato un automatismo e quindi è diventato difficile sia vederlo che trasformarlo.
Il primo passo, quindi, è quello di diventare consapevoli di chi siamo, che siamo unici, che non dobbiamo ragionare ed agire per forza come il “gregge”, che non dobbiamo per forza aderire a delle indicazioni che ci vengono date ma che possiamo trovare sempre nuove soluzioni e nuove strategie per vivere la nostra vita e risolvere i nostri problemi. La consapevolezza che siamo unici, se pur “uguali agli altri” ci permette di distaccarci da questo meccanismo e trasformare noi stessi da pecore a lupi.
Se accettiamo questa trasformazione, dobbiamo comunque accettare le “regole del branco”, ma avremmo sempre la certezza che il branco agisce per il bene comune, e non del singolo, e con un intento chiaro e condiviso, che, nel caso degli animali, è legato alla sopravvivenza (esempio la caccia) o alla difesa del gruppo. Questo è un punto fondamentale della trasformazione che dovremmo comprendere, perché per poter accedere alle informazioni “positive” della coscienza collettiva, dobbiamo accettare prima di tutto di appartenere alla coscienza collettiva (ovvero al branco) ma successivamente dovremmo accettare di trasformare il nostro individualismo, il nostro ego, lasciando andare l’ossessione a combattere per i nostri interessi personali (soldi, potere, apparenza ecc), ma dobbiamo iniziare a pensare di seguire quello che può essere un intento comune, attivando la collaborazione, la condivisione, l’unione, la solidarietà per agire verso degli interessi collettivi. L’individualismo e l’ego ci rende soli e separati dagli altri, motivo per il quale poi rischiamo di ritrovarci intrappolati e manipolati da un capo che ci fa lottare per un ideale, sacrificando noi stessi.
Se impariamo a nutrire il gruppo, automaticamente veniamo nutriti dal gruppo e possiamo procedere nella vita, senza lotta, senza separazione e finalmente liberi di essere noi stessi.
In questo gruppo siamo tutti uguali, seppur nella nostra diversità e sarà proprio la diversità personale a portare sempre nuove soluzioni, soprattutto nei momenti più difficili. E’ proprio il momento di dire “l’unione fa la forza”, ma perché questo meccanismo funzioni è necessario avere chiari l’obiettivo e l’intento comuni. Ogni persona si deve riconoscere come una parte importante e fondamentale di un ingranaggio più grande, che funziona proprio grazie alla collaborazione, alla sinergia e all’energia dei singoli, avendo ben in mente un obiettivo condiviso.
In questo ingranaggio ci sarà anche un leder, che darà i tempi, il ritmo e la direzione soprattutto nei momenti di emergenza, grazie alle proprie specifiche capacità di rimanere più centrato, equilibrato e lucido, nonostante il pericolo imminente.
E’ fondamentale quindi diventare consapevoli di chi siamo, della nostra identità, della nostra unicità e quindi del nostro valore e soprattutto sentirci di appartenere ad un gruppo di altre persone identiche a noi, ma comunque diverse. Nel momento in cui acquisiamo la percezione che siamo unici, possiamo cominciare a guardare a tutti quelli che ci circondano come ad un’infinità di altre persone uniche che però, se vivono e cooperano e sono collegati gli uni agli altri, hanno infinite opportunità di sopravvivenza e di benessere, rispetto ad una persona che è completamente isolata dagli altri.
E’ infine interessante notare un’altra particolarità di comportamento propria del branco, che ovviamente dovremmo imparare ad attuare. Avendo attuato un processo di evoluzione nella percezione di me stessa, io sono libera di entrare ed uscire dal branco, e quindi sono libera di aderire o non aderire al gruppo, decidendo quindi quando voler aderire. Io, come individuo singolo, posso quindi scegliere in qualsiasi momento di voler stare da solo per seguire dei miei obiettivi oppure partecipare ad obiettivi del gruppo; è interessante osservare che il distacco dal gruppo o il rientro nel gruppo non viene visto dagli altri componenti con sospetto, ma condiviso.
Quando il branco si riunisce e si compatta c’è sempre un bene comune, una necessità comune, e non un ordine che tutti devono seguire. Ma quando il momento del bene comune termina, ogni singolo lupo può diventare un lupo solitario; questo permette ad ogni lupo di stare bene sia con i suoi simili che da solo, quindi di ritagliarsi degli spazi propri ma contemporaneamente di sentirsi appartenente ad un gruppo, ovvero una famiglia, un gruppo di amici, una società ecc.
Quindi il passaggio da pecora a lupo, è un passaggio evolutivo importante perché ci permette di passare da esseri umani con comportamenti remissivi, passivi a comportamenti attivi, propositivi e decisionali, cioè non accettando più in maniera passiva tutto quello che ci arriva, ma dandoci il permesso di discernere, di avere uno spirito critico, di osservare, di cominciare a contestare, di permettermi di trovarci d’accordo o in disaccordo e, in tal caso, permetterci di fare “il lupo solitario”. Dobbiamo quindi uscire dal bisogno di aderire in maniera definitiva a un aspetto o ad un altro, ad una persona oppure ad un’altra, ad un’ideologia oppure ad un’altra, ad una religione oppure ad un’altra, ma ci dobbiamo permettere, attraverso la nostra consapevolezza, di entrare ed uscire dalle varie situazioni, dalle varie esperienze secondo il nostro sentire, seguendo ciò che ci fa stare bene, ricordandoci che siamo unici ma che, allo stesso tempo, non possiamo vivere in solitudine ma che quando noi abbiamo bisogno degli altri oppure quando gli altri hanno bisogno di noi, per una nostra libera scelta consapevole decidiamo di aderire e ritornare “nel branco”, di unirci e tutelare ogni suo membro, di partecipare ad un obiettivo comune e di sentire il piacere di far parte ad una sorta di famiglia, dove ognuno assume la sua dignità proprio perché vi appartiene !

Dio, la Religione e la Spiritualità

Nella vita nulla capita per caso, e ormai dovremmo avere ben chiaro che tutte le persone che incontriamo e le situazioni che ci accadono, sono lì per farci vedere ed insegnarci qualcosa e per permetterci di trasformare quei lati un po’ più spigolosi, quei limiti che ci siamo creati come adattamento alle ferite ricevute nel passato oppure a causa di comportamenti acquisiti dall’educazione e dalla coscienza collettiva.
E’ frequente in psicologia leggere del cosiddetto “meccanismo di proiezione” ovvero che “gli altri ci fanno da specchio”; questo vuol dire che tutti i difetti e i limiti che non sopportiamo negli altri, in qualche modo ci appartengono. Grazie a questo meccanismo, ognuno di noi porta fuori, porta all’esterno di sé la realtà che ha dentro, ovvero proietta sugli altri quelle parti di sé stesso che non accetta, quegli atteggiamenti che spesso sono repressi o nascosti e che, non accetta o non vorrebbe vedere. Quindi tutto ciò che ci infastidisce negli altri è una proiezione di ciò che noi non abbiamo ancora risolto.
Partendo da questo presupposto, e ricordando che ognuno di noi è unico ma allo stesso tempo è anche “uguale” agli altri, e che siamo tutti in un percorso di trasformazione da pecora a lupo per essere liberi di esprimerci liberamente, dovremmo osservare con attenzione quali sono le caratteristiche “negative” delle pecore, e scoprire, quali di quegli aspetti ancora ci appartengono, per poterli quindi trasformare ed aumentare il nostro potere personale e il nostro valore.
Se il nostro inconscio trattiene degli atteggiamenti “negativi” esiste sempre un motivo, ovviamente nascosto, per cui quell’atteggiamento ancora ci è utile. E questo è un punto fondamentale di riflessione, da non sottovalutare, soprattutto se prendiamo in considerazione quegli atteggiamenti che ci portiamo dentro da quando siamo molto piccoli, o magari, anche da prima (dalle vite precedenti per chi ci crede).
A questo punto le domande che ci dovremmo fare sono: Quali sono le caratteristiche delle pecore? Quali di quelle caratteristiche ancora mi appartengono? E soprattutto perché ancora non sono riuscita a trasformarle?
Andiamo per ordine e scopriremo insieme delle informazioni interessanti !
Le pecore sono sottomesse, remissive, passive, ubbidienti, non sono libere, non possono farsi domande, non possono esprimere la loro individualità e devono seguire il padrone. E’ altrettanto vero però che, per la loro condizione, di “positivo” non devono fare scelte, non si devono prendere la responsabilità delle proprie scelte, non sbagliano mai, non vengono mai giudicate, hanno sempre qualcuno che, almeno apparentemente, gli dà la direzione e soprattutto hanno sempre qualcuno che le difende e che le porta fuori dai pericoli.
Sappiamo tutti che la cosa più difficile nella vita è imparare a scegliere e soprattutto a scegliere bene, ma non rispetto a quello che gli altri si aspettano da noi, ma rispetto a quello che a noi ci rende felici o che almeno, ci porta in quella direzione.
Purtroppo però l’abitudine a non scegliere, l’abitudine a non prenderci le nostre responsabilità, l’abitudine di sottostare al volere dei nostri genitori, l’abitudine di doverci sempre adeguare ed uniformare al gruppo, per non parlare dell’abitudine ad aspettare che qualcuno ci risolva i problemi o ci indichi la strada, l’abitudine di aspettare che Dio, l’Universo o la vita ci risolva i nostri problemi, è talmente tanto radicata nel nostro inconscio che, spesso, anche nelle situazioni di vera sottomissione e di sfruttamento non riusciamo neanche ad alzare la testa ed avere la forza di ribellarci. Questo ci rende fragili, vulnerabili, spesso frustrati, insicuri, dipendenti sempre da qualcuno, e con il passare del tempo, ci fa sentire impotenti, bloccati, avviliti, depressi, vittime di chissà quali ingiustizie e ci mette in una spirale discendente, che sembra essere senza speranza e senza via di uscita.
A questo punto della storia, dovremmo farci la domanda: ma da dove è iniziata la perdita della nostra libertà e l’abitudine alla sottomissione e al sacrificio ?
Sembra impossibile ma tutto ha origine con la nascita della religione (o comunque di tutte le religioni monoteiste). Con questo non dobbiamo rinunciare a credere in Dio, ma dovremmo imparare a discernere quali sono le informazioni giuste che Dio ci voleva tramandare e quali, invece, sono quelle informazioni che ci sono state trasferite, “grazie” alla religione e poi all’educazione, che ci tengono continuamente “sotto pressione”, “sotto giudizio e punizione” e che non ci permettono di esprimerci liberamente.
Per essere parte di un gruppo, e quindi accettati dalla società, dobbiamo riconoscere e accettare di avere un Dio, ovvero un Padre, un Pastore, che ci guida continuamente, che ci dice ciò che è giusto e ciò che è sbagliato fare, che ci da delle regole (comandamenti) da seguire, che ci giudica e punisce se non le seguiamo scrupolosamente. La nostra educazione è impregnata da convinzioni che ci “spingono”, consapevolmente o inconsapevolmente, al senso di colpa, alla paura della punizione, alla sofferenza, al sacrificio, alla rinuncia, alla sottomissione, al pagamento per i nostri errori, per non parlare poi del pagamento ed espiazione di un peccato mai commesso.
Accettare di essere peccatori, è come accettare di essere colpevoli e il senso di colpa, insieme alla paura e alla vergogna, sono le 3 emozioni, che più di tutte le altre, abbassano il nostro sistema immunitario e abbassano la nostra capacità di difesa, aprendo le porte a sottomissioni, prevaricazioni, manipolazioni ed ingiustizie di ogni tipo!
Tante sono le convinzioni religiose che purtroppo ci sono state tramandate dall’educazione, che quindi abbiamo già dal nostro concepimento e che ci costringono, inconsapevolmente, ad accettare nella vita situazioni quasi al limite della dignità.
Tutte queste informazioni, purtroppo, le prendiamo automaticamente dalla coscienza collettiva e ne diventiamo succubi senza neanche renderci conto. In più, tutta la rabbia e il risentimento che abbiamo verso noi stessi, a causa del fatto che rimaniamo succubi ed intrappolati da questi atteggiamenti, le scarichiamo involontariamente su noi stessi e questo non fa altro che peggiorare la nostra condizione, creandoci anche problemi di salute (come malattie auto-immuni, problemi al fegato e stati depressivi) e continui ostacoli nella vita. La vita comincia a diventare una continua lotta che non ci permette di poter sperimentare in alcun modo la serenità e la gioia, a cui tutti noi dovremmo aspirare.
E’ fondamentale quindi iniziare a rifiutare il concetto di “essere peccatori”, di avere un Dio che ci obbliga a seguire delle “regole” imposte e dei dogmi senza alcuna spiegazione.
Dobbiamo infatti diventare consapevoli che noi siamo Scintille Divine, ma di un Dio Vero, di una Sorgente di amore incondizionato, che ci autorizza a sperimentare sulla terra tutta la nostra individualità e i nostri talenti, permettendoci anche di ribellarci a ciò che non ci piace e che ci crea sofferenza e di “disobbedire” a tutte quelle regole che, rispetto ad un nostro sentire, non reputiamo giuste. Per trasformare in maniera costruttiva il “Peccato Originale” dobbiamo sicuramente imparare a riconoscere e accettare i nostri sbagli, a riconoscere e accettare il male che facciamo agli altri, imparare ad essere umili, ovvero riconoscere ed accettare di avere dei limiti da superare, senza però costringerci a rimanere nel dolore, nella sofferenza, nel senso di colpa o nel rimorso in eterno. Dobbiamo “semplicemente pentirci” ovvero riconoscere i nostri errori ed impegnarci a fare dei passetti in avanti, a cambiare qualcosa di noi, sapendo che tutte le emozioni negative che abbiamo dentro (senso di colpa, rimorso, rimpianti, paure ecc) verranno rilasciate soltanto dopo che abbiamo imparato la nostra lezione e trasformato quella parte di noi limitante.
Inoltre potremmo ipotizzare che la storia del peccato originale potrebbe essere una manipolazione, così come manipolazione potrebbe essere il senso di colpa che abbiamo ereditato dai nostri antenati. Noi siamo Esseri Divini e come tali siamo sulla terra a sperimentare il nostro potere nella realtà materiale, ma probabilmente la storia del peccato originale, per quanto in modo un po’ distorto, potrebbe nascondere delle verità interessanti.
L’albero della conoscenza del Bene e del Male rappresenta infatti la dualità che è parte essenziale del nostro Universo: il bianco e il nero, il positivo e il negativo, il giusto e lo sbagliato, il femminile e il maschile, la luce e il buio ecc. Lo scopo della nostra incarnazione sulla Terra è quello di sperimentare nella materia, attraverso un mondo duale, chi veramente siamo e aumentare piano piano la nostra consapevolezza per ri-scoprire la nostra vera essenza divina. La dualità, attraverso il giusto e lo sbagliato, ci è utile perché ci “obbliga” a fare continue scelte nella vita (considerando che anche il non scegliere è una scelta) e questo ci permette di fare, volontariamente o involontariamente, infinite esperienze, provare sfumature diverse di tanti sentimenti ed emozioni, dalle quali dovremmo, acquisire degli insegnamenti. Tutto ciò che le nostre anime già conoscevano a livello teorico prima di incarnarsi, hanno però bisogno di sperimentarlo perché soltanto attraverso l’esperienza diretta nella materia, possono acquisire nuove informazioni ed arrivare a conoscere l’essenza di tutto ciò che esiste.
Quindi il peccato originale è soltanto un modo per creare, in ognuno di noi, la dualità che ci permette di essere sempre in continuo cambiamento. Per ogni scelta che facciamo c’è sempre un effetto, una conseguenza e quindi un’esperienza e una lezione da imparare. In questa visione, ci potremmo vedere come dei bambini che continuano a giocare e a sperimentare sulla Terra, avendo l’illusione di essere separati dal proprio Creatore. Grazie alla continua sperimentazione, possiamo riscoprire che la nostra realtà è un’illusione e che in realtà siamo sempre costantemente connessi sia alla Sorgente di amore incondizionato che a tutte le altre anime che stanno sperimentando questa incarnazione insieme a noi.
Inoltre, ritornando alle convinzioni depotenzianti, dobbiamo trasformare la convinzione che “le colpe dei padri ricadono sui figli” perché questo sottintende che, se qualsiasi persona del nostro albero genealogico ha fatto un’azione “negativa”, noi dobbiamo pagare anche per quello che hanno fatto i nostri avi, anche senza rendercene conto. In realtà il vero significato di questa frase è che se i genitori non si occupano bene dell’educazione dei propri figli, i figli, quando diventeranno adulti, potranno mettere in atto dei comportamenti non adeguati alle situazioni che vivranno nel loro futuro.
Dobbiamo inoltre trasformare la convinzione di “porgere l’altra guancia”, inteso come accettazione passiva di ogni evento, accettazione passiva della sottomissione e del potere dei più forti, ma dobbiamo imparare a difenderci ed usare il nostro potere personale, trasformando le nostre pulsioni negative, la nostra arroganza, il nostro orgoglio, la nostra aggressività verso gli altri, la nostra sete di vendetta; dobbiamo quindi imparare a non alimentare la violenza, l’aggressività e la competizione perché questo comportamento produrrà altra violenza, altra separazione, altra competizione e di nuovo altri sensi di colpa. In questi casi, invece di pensare “ad essere risarciti per il danno subito”, ricordiamoci che gli altri ci fanno da specchio e che quindi, in quella situazione, anche noi dobbiamo imparare qualcosa. Bisognerà quindi accettare l’evento e prendere prima possibile, l’insegnamento di quell’evento, in modo da non ri-creare una situazione analoga.
Per rimanere ancora sulle convinzioni limitanti relative alla religione, dobbiamo trasformare la convinzione “gli ultimi saranno i primi”; se seguiamo alla lettera questa convinzione, rischiamo di attirarci continuamente delle disgrazie, delle ingiustizie, delle umiliazioni, povertà, malattie ecc per “essere ultimi” durante l’esperienza terrena ed essere ricompensati dopo la morte. Anche il concetto della ricompensa dopo la morte è un concetto da lasciar andare perché un Dio, che è amore incondizionato, amerà i suoi figli, al di là delle azioni commesse. Siamo qui tutti a sperimentare il nostro potere e ci dobbiamo riconoscere il diritto di sbagliare, senza la paura di essere puniti. Quello che invece dobbiamo imparare è di trasformare il nostro ego, i nostri desideri egoici, i nostri attaccamenti alla materia, ai beni materiali e ai soldi, durante l’esperienza terrena, perché soltanto così la nostra essenza, ovvero la nostra anima, può evolvere e noi possiamo espandere la connessione con la nostra parte divina. Lasciar andare l’attaccamento, però, non vuol dire vivere in povertà o dover rinunciare ai soldi, alle comodità e al benessere ma vuol dire non essere tirchi, avidi, attaccati ai soldi o sottomettere e sfruttare gli altri per guadagnare sempre più denaro. Inoltre, dovremmo imparare a trasformare l’invidia per le persone che al momento, secondo la nostra percezione, hanno ottenuto più di noi e il nostro senso di superiorità nei confronti degli altri, che ci spingerà sempre di più verso la separazione e la competizione.
La spiritualità invece è altro dalla religione, dalle regole e dai dogmi, ma è un percorso di crescita e di ricerca interiore che ogni persona dovrebbe fare, per riconnettersi sempre di più al percorso della propria anima, per portare il proprio contributo su questa terra attraverso le proprie esperienze, esprimendo liberamente sé stesso e riscoprendo i propri talenti. Questo percorso ci permette di distaccarci dalla materialità e ci spinge verso un livello più profondo dell’essere, imparando a sperimentare sempre di più l’amore e il rispetto per sé stessi e per gli altri e a portarci, progressivamente, verso l’armonia e l’equilibrio fra corpo, mente e spirito. Una persona spirituale si prende cura di sé, delle persone che ha intorno, degli animali e del pianeta. Cerca l’armonia, l’unione e la collaborazione e sente la necessità di rendersi utile alla comunità sfruttando le qualità e i talenti che lo rendono unico. Inoltre essere spirituali non significa essere perfetti, bensì essere consapevoli di stare su un continuo percorso di crescita personale, cercando di affrontare e superare nel modo migliore sia i propri successi che i propri fallimenti. Questo percorso ci permetterà di allontanarci dalle basse frequenze, che ci rendono vittime di continue lotte, competizioni, invidie, ingiustizie e prevaricazioni per portarci ad aumentare sempre di più la nostra frequenza ed espandere la nostra coscienza e la nostra consapevolezza e creare finalmente un mondo migliore.
L’augurio è quello che, tutti insieme, possiamo ritrovarci uniti e compatti in questo percorso di crescita e sostenerci reciprocamente soprattutto nei momenti più difficili, in modo tale da non resistere ai cambiamenti ma di fluire attraverso di essi e attraverso la vita stessa, fidandoci che nulla ci succede per caso, ma che tutto arriva al momento giusto per farci imparare la nostra lezione del momento

La Paura di soffrire

La paura di soffrire è una delle paure più grandi che abbiamo tutti per tanti motivi ed è difficile risolverla e trasformarla con un solo lavoro, ma cercheremo di alleggerirla il più possibile. Abbiamo paura di soffrire quando qualcuno della nostra famiglia muore, quindi a causa di un lutto, abbiamo paura di soffrire quando ci dobbiamo separare in una relazione o quando qualcuno ci lascia o ci tradisce, ma abbiamo paura di soffrire anche quando non ci sentiamo capiti, compresi in quello che esprimiamo, abbiamo paura di soffrire quando non ci sentiamo amati, accettati dagli altri perché si aspettavano qualcosa da noi, abbiamo paura di soffrire quando noi ci aspettiamo che gli altri si comportino come vorremmo oppure quando ci aspettiamo che gli altri cambino per farci piacere. Sono veramente tante le situazioni quando la paura di soffrire si può manifestare dentro di noi, però, osservando bene, in ognuno di questi casi, c’è un comune denominatore che è l’aspettativa che riponiamo nell’altro per qualcosa (o viceversa), come per esempio, rispetto ad un lutto o in una separazione, quando vorremmo profondamente che la persona “non ci abbandoni” e rimanga con noi. Purtroppo però, l’aspettativa, in qualsiasi situazione, è fortemente frustrante, crea tanta sofferenza, ci mette in una situazione di blocco, di “attesa”, che può durare mesi se non anni, perché la persona non tiene conto del libero arbitrio degli altri, del loro sentire e dei disagi che gli altri possono, a loro volta, provare. Il dolore che proviamo quando le nostre aspettative non sono soddisfatte è particolarmente subdolo, perché inizialmente potrebbe partire un po’ in sordina, ma con il passare del tempo, diventiamo sempre più tristi, arrabbiati, bloccati e sicuramente insoddisfatti e potremmo rimanere così anche per tutta la vita.
Per questo motivo, il lavoro di oggi verterà sulle aspettative che ognuno di noi ha nei confronti delle persone vicine, sperando sempre che gli altri si adeguino alle nostre aspettative. Molti dei rapporti fra genitori e figli si basano sulle aspettative che i genitori hanno nei confronti dei loro figli, rispetto agli studi, al lavoro, al dover sempre essere i migliori, al dover frequentare delle persone rispetto a delle altre, al dover sottostare alle regole date dai genitori, al dover essere sempre buoni, bravi, rispettosi e tranquilli. E’ inoltre molto frequente che i nostri genitori (spesso la mamma) si sacrifichino per noi, ma, nel profondo, con l’aspettativa che quando saremo grandi, potremmo ricambiare il loro sacrificio accettando di essere il loro “bastone della vecchiaia” e di sostenerli e aiutarli, a volte, anche in maniera esagerata fino alla loro morte.
Tutte queste aspettative ci comportano, però, di non sentirci pienamente liberi di essere quello che vorremmo essere e di rimanere “legati” in modo insano a quello che gli altri si aspettano da noi. Se c’è un’aspettativa da parte dei nostri genitori, noi vivremo sempre con un senso di colpa o di vergogna nei loro riguardi, nel caso decidessimo di attuare dei comportamenti diversi e in questo modo, negli anni, impareremo ad “adeguarci” in modo insano alle aspettative degli altri. Questo meccanismo diventerà un’abitudine che ci porterà, nel tempo, anche a “pretendere” dagli altri dei comportamenti di eccessiva attenzione, accettazione, considerazione, sostegno ecc, senza renderci pienamente conto che gli altri potrebbero avere un sentire diverso dal nostro e quindi volersi comportare in modo diverso da quello che noi ci aspetteremo.
Se osservato con il giusto distacco, ci rendiamo perfettamente conto che questo meccanismo, non ci permetterà mai di essere liberi, appagati e soddisfatti nella vita perché, inconsciamente, ci farà riproporre lo stesso schema da adulti con le persone vicine, creandoci non poche frustrazioni, senso di impotenza, vittimismo, solitudine e tanta tristezza.

Ma come uscire da questo meccanismo? Come uscire da questa trappola che non ci permette di essere liberi e di lasciare agli altri la libertà di esprimersi?
A questo punto ci dobbiamo interrogare sul perché non vogliamo o non riusciamo a lasciar andare le nostre aspettative nei confronti delle persone a noi vicine, in modo da non rimanere vittime di questo meccanismo.
Se lasciassimo andare la nostra aspettativa dovremmo necessariamente lasciar andare la persone, o per meglio dire, quello che la persona ci sta dando oppure ci ha dato fino a quel momento e molto spesso, a questo “beneficio”, non vogliamo rinunciare. Se pensiamo alla famiglia, quando diventiamo grandi e vogliamo uscire di casa, dovremmo imparare a prenderci cura di noi stessi da soli, dovremmo imparare a soddisfare i nostri bisogni da soli, dovremmo imparare a provvedere a noi stessi da soli, dovremmo imparare ad affrontare le situazioni della vita da soli, dovremmo imparare a trasformare i nostri disagi e le nostre insicurezze da soli e non avere più “dietro le spalle” i nostri genitori che saranno lì ad aiutarci, a sostenerci, a consolarci non appena ne abbiamo bisogno, o ancora di più, che faranno le cose al posto nostro. Questo è un passaggio importante che tutti siamo chiamati a fare, prima o poi, se vogliamo diventare adulti, autonomi e liberi di fare ciò che reputiamo giusto nella nostra vita. In altre parole dovremmo imparare a rinunciare a tante piccole e grandi certezze, dovremmo imparare ad impegnarci nella vita per raggiungere i nostri obiettivi, dovremmo imparare ad impegnarci per migliorare la nostra vita, dovremmo imparare a metterci in gioco e cambiare noi stessi continuamente, in cambio della nostra libertà e del raggiungimento del nostro benessere psico-fisico.

Ma siamo veramente disposti a lasciar andare le nostre certezze e le nostre sicurezze? Siamo disposti a lasciar andare la nostra “zona di comfort”?
Per uscire dalla zona di confort dovremmo imparare a riconoscere e accettare i nostri limiti, i nostri disagi, le nostre emozioni negative, accettare le nostre insicurezze rispetto a ciò che è nuovo e che non conosciamo, dobbiamo imparare a metterci alla prova in situazioni che non conosciamo e spingerci fuori dai nostri confini abituali, dalle nostre abitudini e “sopportare” il disagio iniziale che ne consegue. Nella zona di comfort ci sentiamo invece tranquilli, rilassati, protetti e quindi “al sicuro” e non abbiamo “apparentemente” nessuno stress, anche se, come abbiamo visto, questo non è del tutto vero, sia perché, per stare in quella zona, dobbiamo soddisfare le aspettative delle persone che “ci fanno sentire al sicuro”, sia perché, nel tempo, perdiamo gli stimoli necessari a farci dare il meglio di noi stessi, ad essere attivi, vitali, creativi, propositivi ecc.
Come abbiamo già anticipato, per uscire dalla zona di comfort, dobbiamo necessariamente trasformare le nostre paure, soprattutto la paura di lasciare ciò che è certo per ciò che è incerto, dobbiamo lasciar andare la paura che la situazione nuova sia peggiore di quella vecchia (come il detto “paura di cadere dalla padella alla brace”), dobbiamo trasformare le nostre insicurezze, le nostre fragilità, dobbiamo crescere e diventare adulti, ed aprirci alle nuove possibilità o alle nuove opportunità che la vita ci offre, accettando la paura che questa instabilità ci procura nel momento del cambiamento.
Quando siamo piccoli e dobbiamo imparare a camminare, fra un passo e un altro, c’è sempre un momento di instabilità, in cui abbiamo paura di cadere, ma se facciamo le cose in maniera graduale e ci “buttiamo” nel movimento, alla fine impariamo anche a correre, senza necessariamente essere sostenuti dalla mano dei nostri genitori.
Quando non riusciamo a fare questo passaggio, quando non riusciamo a separarci dai nostri cari o per meglio dire, quando non riusciamo a lasciar andare le nostre aspettative nei loro confronti, e quindi le nostre sicurezze, le nostre certezze, i nostri punti di riferimento, diventiamo tristi, infelici e rischiamo anche che questa tristezza, questa amarezza, questa ansia, questo malessere o mal di vivere, diventi un’abitudine e quindi diventi, a sua volta, la nostra zona di comfort. Ci sono infatti tante persone tristi, malate, vittime, depresse che rimangono in quella situazione solo per ricevere attenzioni dai loro familiari. Nel tempo, potremmo anche arrivare ad avere paura di provare gioia e piacere perché non ci siamo abituati e quindi non ci troviamo più a nostro agio a sperimentare i sentimenti positivi, che ci fanno sentire strani e disorientati.
Per poter facilitare questo passaggio, dovremmo imparare o forse dovremmo dire ri-imparare a desiderare, a riconoscere e seguire i nostri desideri e i nostri sogni. Il desiderio infatti non coincide con la volontà, soprattutto se questa volontà è spinta da “capricci”, dall’ego o dalla competizione, non coincide neanche con la sete di potere, di successo e di visibilità, ma rappresenta un sentimento che va oltre e che ci da la spinta vitale, gli stimoli per andare verso ciò che veramente ci appaga, ci nutre e ci fa sentire il senso della pienezza della vita. Il desiderio, in modo costruttivo, si manifesta anche con una passione, con un ideale, ed è una spinta interiore, un movimento, un motore che ci rende vivi, vitali, che orienta la nostra esistenza, che ci spinge a realizzare i nostri sogni, anche se spesso ci viene detto che è impossibile realizzare i nostri sogni, e ci permette di essere appagati e soddisfatti nella vita. Per poter seguire i nostri desideri, dobbiamo, però, riuscire a superare quel momento iniziale di tentennamento, di instabilità verso il nuovo, che spesso ci fa paura o addirittura ci angoscia, consapevoli che è un passaggio obbligato per avere una vita piena, ricca e soddisfacente. Purtroppo la reazione istintiva alla paura di cambiare, di mettersi in gioco è spesso la fuga, la rinuncia o la ricerca della zona di comfort che ci permette di fare una vita insoddisfacente ma “tranquilla”.
E’ infine importante osservare che potrebbe capitare che i nostri desideri, i nostri sogni oppure la capacità di desiderare e sognare siano stati “bloccati” dai nostri genitori fin da quando eravamo piccoli, a causa di dinamiche familiari, culturali oppure di aspettative dei nostri genitori nei nostri confronti.
Ebbene, è arrivato il momento di darci nuovamente l’autorizzazione a desiderare e sognare, recuperare queste capacità, ritornare bambini ed iniziare a fare la lista dei nostri desideri !

Lasciar andare Sofferenza e Dolore

Tutti vorremo vivere nella gioia e nel piacere, ma troppo spesso rimaniamo bloccati nella sofferenza, per vari motivi, e non riusciamo ad uscire da questa condizione.
Una delle considerazioni che ci può aiutare a lasciar andare il dolore e la sofferenza è di riflettere su quale può essere l’utilità oppure la “convenienza” per rimanere in quella situazione e non cambiarla. E’ un discorso completamente diverso da quello che abbiamo affrontato l’altra settimana, ma altrettanto importante e anche un po’ più sottile.
Il primo motivo di “utilità” è sicuramente dato dal fatto che il dolore è uno dei nostri più grandi maestri, che ci accompagna in ogni fase della nostra vita, a partire dal momento della nostra nascita. Da sempre ci è stato insegnato che il dolore ci permette di imparare, ci permette di crescere, ci permette di diventare sempre più forti, più sicuri di noi stessi, più maturi, più consapevoli, più responsabili perché ci permette di comprendere in modo profondo tutte le lezioni della vita e gli sbagli che abbiamo fatto. Tutto questo è vero, ma soltanto se permettiamo a noi stessi di vivere il dolore, accettando di viverlo con pienezza, senza fuggire, senza ignorarlo, accettando totalmente la responsabilità dell’esperienza negativa che abbiamo appena vissuto, comprendendo quale sia stato l’errore commesso da non commettere più oppure quale sia stato il comportamento che ci abbia causato quella specifica sofferenza. Se però, questa fase di riflessione e di piena accettazione non avviene, la sofferenza diventerà insopportabile e la nostra psiche, per difendersi, metterà in atto tutta una serie di meccanismi di difesa, come per esempio la negazione oppure, nei casi più dolorosi, anche la rimozione. Nel tempo però queste strategie adattative diventeranno schemi mentali rigidi e disfunzionali, le ferite rimarranno aperte e ciclicamente si faranno “sentire”, attraverso esperienze simili a quella rimossa. E’ quindi fondamentale comprendere che tanto più noi ci lasciamo attraversare dal dolore, tanto prima riusciamo ad apprendere l’insegnamento dell’esperienza e guarire la nostra ferita. Pertanto, con il passare del tempo, potremmo velocizzare questo processo ed accettarlo, senza dover rimanere nel dolore per mesi, se non per anni.
Un altro motivo di utilità, abbastanza vicino a quello sopra descritto, è che il dolore e la sofferenza ci spingono nel movimento, ci spingono nel cambiamento. Tante persone hanno tante resistenze al cambiamento, nonostante la vita sia movimento e costante evoluzione. Anche se ci ostiniamo a non voler cambiare, a voler rimanere bambini, a voler mantenere fisse le nostre posizioni e i nostri comportamenti, prima o poi, dovremmo prendere coscienza che sarà la vita stessa, con le esperienze non casuali che si creeranno, a farci cambiare. Purtroppo però, quando attiviamo delle resistenze al cambiamento e la “vita” sceglie per noi, di solito le lezioni da imparare sono più di una e la sofferenza è praticamente dietro l’angolo. Pertanto riuscire ad accettare di essere nel cambiamento, anche se con piccoli passi, è una buona soluzione per evitare di soffrire. L’insegnamento che il dolore ci porta è proprio quello di farci scoprire chi siamo veramente, di farci mettere in contatto con i nostri lati ombra, con i nostri limiti, con la nostra parte buia e permetterci di trasformarli. Come abbiamo già accennato, il tempo del rilascio del dolore è direttamente proporzionale al tempo di osservazione, accettazione e trasformazione del nostro limite. Tanto più riusciremo a cambiare velocemente, tanto più potremo, non dico evitare il dolore, ma uscirne più velocemente e con facilità.
E’ inoltre importante osservare che, è proprio grazie al dolore, o forse dovremmo dire alla disperazione, che le persone, anche quelle che di solito sono restie al cambiamento, si spingono oltre la loro zona di comfort e, ad un certo punto, riescono a trovare nuove soluzioni. Il dolore profondo infatti, ci spinge a reagire, ad agire, a trovare strategie per affrontare le sfide della vita e trovare delle nuove situazioni.
La vera lezione che dovremmo imparare, in tutto questo, è che non dovremmo decidere di muoverci o di metterci in gioco e cambiare quando ormai abbiamo già perso quasi tutto, quando siamo al limite della sopravvivenza, quando abbiamo sperimentato un fallimento, quando ci siamo ammalati gravemente, quando siamo nella disperazione più profonda, quando abbiamo perso la nostra dignità oppure quando abbiamo “toccato il fondo”.
Dobbiamo diventare consapevoli che, proprio a causa di “voler toccare il fondo”, possiamo attirare esperienze di critiche, giudizi, tradimenti, abbandoni, umiliazioni, delusioni, sottomissioni, ingiustizie, abusi, prevaricazioni, perdita di lavoro, di fallimenti o malattie. Troppo spesso ci troviamo a “toccare il fondo” perché vogliamo rimanere, come abbiamo visto nell’articolo precedente, nella nostra zona di comfort oppure perché siamo ancorati a mantenere le nostre vecchie abitudini, o ancora perché abbiamo represso per troppo tempo emozioni negative, che non riusciamo a rilasciare. Questa condizione, anche se molto dolorosa, ci risveglia da una sorta di anestesia emozionale, spronandoci a dare il meglio di noi stessi, a riscoprire i nostri talenti e a spronarci a ritrovare uno slancio vitale per riconoscere e seguire finalmente i nostri veri desideri.
La bella notizia è che non serve arrivare a toccare il fondo per imparare a risalire o ad affrontare la vita. Non siamo nati per soffrire e per combattere nella vita, ma siamo venuti su questa terra per sperimentare noi stessi, per essere felici e godere di tutto ciò che quotidianamente la vita ci offre. Possiamo quindi proseguire la nostra crescita e la nostra evoluzione, imparando ad essere noi stessi, ad essere più responsabili, più sinceri, più profondi, più onesti con noi stessi e con gli altri e più coerenti, lasciando andare le persone che non risuonano più con noi, tagliando i legami tossici e i legami di dipendenza ma alimentando e instaurando relazioni più profonde e di scambio equilibrato.
Inoltre dovremmo imparare a non identificarci con le nostre ferite e con il nostro dolore, per evitare che il dolore si cronicizzi. Quando questo avviene rischiamo di abituarci alla sua costante presenza e di anestetizzarci emotivamente, fino a rischiare di cadere in depressione. E’ proprio in questo momento che dovremmo cercare di non rimanere vittime del nostro dolore, cercando di riconoscere quali sono le nostre passioni, quali sono le nostre aspirazioni, quali sono i nostri desideri e quali sono i nostri talenti. Solo se troveremo queste risposte, riusciremo a toglierci tutte le maschere che abbiamo portato per anni, riusciremo a sciogliere tutte le nostre illusioni ed esprimerci liberamente nella vita.
C’è inoltre da notare che, quando abbiamo anestetizzato o represso la nostra parte emozionale, molto spesso abbiamo bisogno di creare dei picchi emozionali per poter percepire le emozioni e sentirci “vivi”. Questa condizione ci spingerà inconsapevolmente ad attirare delle situazioni di forte dolore, di forte stress oppure delle situazioni di grandi rischi (es. tradimenti, il gioco, le droghe) per sperimentare dei picchi emozionali che andranno dalla sofferenza al piacere e viceversa. In questa condizione saremo sempre molto instabili e vittime dei nostri “up and down” emotivi, e questa sarà una delle strategie che metteremo in campo per sentirci vivi !
Infine un ultimo motivo per cui il dolore può essere utile è dato dal fatto che ci aiuta a capire ciò che ci piace, sperimentando prima ciò che non ci piace. Infatti spesso le persone non conoscono il piacere e come poterlo sperimentare, non sanno bene di cosa hanno bisogno per stare bene ed essere appagati, non riescono ad apprezzare le piccole cose della vita; in questo caso, inconsapevolmente, attirano esperienze negative per apprendere ciò che non gli piace, e di conseguenza, visto che siamo in un universo duale, imparano anche ciò che gli piace. E’ una sorta di apprendimento per esclusione. Nel tempo dovremmo invece imparare ad ascoltarci per comprendere direttamente ciò che ci piace, e cercare di attivare tutte le nostre potenzialità per andare direttamente in quella direzione.
Qualunque sia il motivo per cui stiamo vivendo una situazione dolorosa, dobbiamo ricordarci di accettare il cambiamento come parte della vita, di accettare che tutto ciò che ci arriva “è per il nostro bene” ovvero che ci serve per imparare o comprendere una lezione e che più velocemente saremo in grado di comprendere il messaggio che il dolore ci sta portando e più velocemente il dolore verrà rilasciato o trasformato per darci la spinta ad una azione consapevole ed efficace nella vita. Il dolore non è quindi un nemico ma un messaggero che ha “soltanto” la necessità di essere ascoltato e compreso.

Emozioni e Sentimenti

In queste settimane abbiamo lavorato tanto per lasciar andare la paura, che è la principale delle nostre emozioni ma, per conoscere noi stessi, dobbiamo comprendere anche la differenza fra emozioni e sentimenti, che sono strettamente collegate, ma non sono la stessa cosa.
Le emozioni sono fisiche ed istintive, ovvero ci fanno avere delle reazioni fisiche e cognitive, facendoci produrre una risposta specifica ad uno stimolo esterno. Inoltre le emozioni sono innate ovvero sono frutto dell’evoluzione, e sono un numero ben definito che, come esseri umani, possiamo provare. Le emozioni sono gestite dal Sistema Limbico (formato dall’Amigdala, Ipotalamo e Ippocampo), ovvero nella parte più ancestrale del nostro cervello, che è il nostro centro di elaborazione delle emozioni. Le emozioni scatenano una serie di risposte ormonali e neurochimiche che producono uno stato di attivazione e ci spingono ad avere un’azione rapida ed immediata perché costituiscono il nostro sistema di sopravvivenza; grazie alla paura, che ci da l’indicazione del pericolo quando si presenta, possiamo scappare oppure grazie al piacere possiamo andare verso qualcosa o qualcuno che ci attira.
I sentimenti invece si generano nel lobo frontale e quindi si creano nella nostra mente, attraverso delle associazioni o delle elaborazioni mentali, delle reazioni ad un’emozione e hanno origine da ciò che percepiamo e “sentiamo” in base alle nostre esperienze individuali fatte nel passato.
A fronte di un’emozione, per esempio la paura di cambiare lavoro, potremmo sentirci incapaci, insicuri, bloccati oppure potremmo avere una sensazione di curiosità e/o di contentezza nel cambiamento. Sono due tipologie di sentimenti completamente diversi, nonostante siano scaturiti dalla stessa emozione.
Le emozioni sono solitamente più intense dei sentimenti poiché il loro obiettivo principale è di predisporci all’azione. I sentimenti invece sono meno intensi perché sono il prodotto di elaborazioni successive e consapevoli.
Inoltre le emozioni sono transitorie e hanno una durata limitata nel tempo, invece i sentimenti possono rimanere stabili nel tempo. Potremmo anche dire che il sentimento è il risultato ovvero quello che “resta” dell’emozione ed è per questo motivo che i sentimenti sono quelli che rimangono più a lungo nel tempo e potrebbero accompagnarci anche per mesi o per anni. La gioia per esempio è un’emozione mentre l’amore è un sentimento.
Le emozioni quindi di solito precedono i sentimenti. Quindi la gioia per esempio può essere trasformata in felicità mentre la passione, l’attrazione e il desiderio in amore.
Inoltre le emozioni ci permettono di riconoscere dei pericoli e di prepararci ad un’azione, invece i sentimenti ci avvertono di quelli che potrebbero essere dei pericoli che si potrebbero creare nel futuro, in base al’elaborazione delle nostre esperienze del passato. Una persona potrebbe avere la paura di morire di fame perché avverte che sta per essere licenziata, oppure potrebbe essere in ansia perché pensa che in futuro potrebbe perdere il lavoro.
Le emozioni ci dicono ciò che ci piace, attraverso il desiderio, il piacere oppure ciò che non ci piace o ciò da cui ci dobbiamo allontanare perché pericoloso, attraverso la paura o il dolore. Dall’esperienza di piacere si svilupperà la gioia, mentre dal dolore si svilupperà la paura, la rabbia e la tristezza.
Provando un po’ a semplificare, quindi, potremmo dire che le principali emozioni sono il dolore, la paura, la rabbia o l’ira, la tristezza, il disgusto, il piacere, la gioia, il desiderio, il senso di colpa e la vergogna; invece possiamo considerare dei sentimenti la preoccupazione, l’ansia, l’amarezza, la felicità, l’amore, la contentezza.
Dopo questa breve introduzione, vorrei però aggiungere qualche riflessione sul dolore, visto che, di questa emozione, abbiamo parlato in queste ultime settimane.
Il dolore è una reazione emotiva che si crea a seguito di una ferita subita, come abbiamo visto di abbandono, tradimento, umiliazione, delusione ecc. E’ però importante osservare che quando subiamo una ferita, oltre al dolore che deve essere rilasciato, contatteremo anche la rabbia per ciò che abbiamo subito. Capita spesso infatti, che la reazione al dolore è una reazione aggressiva, in quanto “istintivamente” reagiamo all’attacco subito. La rabbia sembra quindi essere una delle evoluzioni emotive del dolore, nel senso che, con il passare degli anni, le situazioni che suscitano dolore tenderanno ad essere vissute sempre con più rabbia. Nel caso invece di una separazione oppure di un lutto, il dolore si trasformerà con il tempo in tristezza, come reazione alla consapevolezza della perdita della persona amata.
Quindi potremmo dire che il dolore, nel tempo, si trasforma o comunque genera anche la rabbia o la tristezza.
Nei lavori fatti durante le due scorse settimane non abbiamo parlato del dolore da separazione o da lutto, e quindi al momento non prenderemo in considerazione questo aspetto.
Ci soffermeremo invece sul dolore che una persona prova quando subisce una ferita o quando ha delle aspettative nei confronti di altri. Se comprendiamo il discorso sopra descritto, diventa evidente che, in ogni situazione dolorosa, oltre al dolore ci sarà sicuramente la rabbia verso la persona che ha inflitto la ferita oppure la rabbia nei confronti di noi stessi per non aver saputo gestire quella specifica situazione.
A questo punto, la domanda che ci dovremmo porre è : è meglio rilasciare il dolore oppure trasformare il dolore in rabbia ?
Se rilasciamo il dolore, anche se apparentemente ci potrebbe sembrare molto utile, e sicuramente lo è, andremo però a perdere o disperdere quell’energia che, se trasformata e poi canalizzata nel modo giusto, ci potrebbe aiutare a superare quella ferita ma anche ad avere una reazione più veloce e più sana all’evento subito.
Infatti la rabbia direzionata nel modo giusto, ci permette di difenderci dall’ambiente esterno e di rispondere in modo adeguato al torto subito o ancora di più, alla violazione dei propri diritti. La rabbia non deve ovviamente sfociare in aggressività, ma ci spinge ad attivare dei cambiamenti nei nostri comportamenti ed uscire dalle situazioni che ci fanno stare male. In questo senso, se utilizzata al meglio, è decisamente un’emozione utile per uscire da relazioni disfunzionali di ogni genere.
Ma cosa altro di interessante possiamo fare con questa energia se non la disperdiamo?
Visto che l’energia, se non rilasciata, può essere trasformata e quindi utilizzata di nuovo a nostro favore, nelle situazioni ancora più pericolose e difficili, come il rischio di perdere i nostri diritti, di perdere la nostra dignità, la nostra libertà, la nostra indipendenza, la nostra democrazia, il nostro lavoro, la nostra salute ecc. potremmo trasformare la rabbia e il risentimento in indignazione.
L’indignazione è un’emozione che è un misto di rabbia, risentimento, disprezzo e disgusto verso qualcuno e che ci permette di esprimere con chiarezza, convinzione e forza la nostra disapprovazione verso qualcuno che sta violando i nostri diritti e la nostra dignità personale.
Possiamo quindi provare a trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in indignazione per avere ancora più energia, utile per uscire dalla nostra zona di comfort (dolorosa e statica), per lasciar andare i nostri sentimenti di frustrazione, di fallimento, di inadeguatezza, di scoraggiamento, per lasciar andare la pigrizia, la passività, l’essere presuntuosi e saccenti ed usare la nostra energia per andare verso i nostri obiettivi e desideri, per unirci, compattarci, difendere i nostri diritti e per creare un mondo migliore!
Le Aspettative dei nostri Genitori

Per migliorare ancora di più la nostra autostima, dobbiamo osservare e rilasciare tutte le aspettative che i nostri genitori, fin dal nostro concepimento, hanno avuto nei nostri confronti. Tutti i genitori infatti, a volte inconsapevolmente, ma molto spesso in maniera consapevole ed esplicita, vorrebbero che i propri figli siano una proiezione di sé stessi, vorrebbero cioè che i propri figli concretizzino quello che loro non sono stati in grado di concretizzare; insomma vorrebbero dei figli perfetti, sempre all’altezza di ogni situazione, a partire dalla scuola, allo sport e poi anche nella scelta del lavoro, nella scelta delle amicizie e ovviamente del futuro partner. Molto spesso i bambini vengono criticati, giudicati, umiliati, puniti per un brutto voto a scuola oppure per aver sbagliato una scelta nella vita, o semplicemente perché non si sono comportati così come i genitori avrebbero voluto. Insomma ogni genitore vorrebbe un figlio “perfetto” o “ideale”, anche se, sappiamo bene, che la perfezione non esiste e questo, con il passare del tempo, fa emergere nei bambini dei sensi di colpa, vergogne e continue frustrazioni, per non sentirsi mai all’altezza delle aspettative dei propri genitori.
Vediamo, quindi, di osservare, nel lavoro di oggi, quali potrebbero essere dei sensi di colpa che abbiamo potuto acquisire nel tempo, così da rilasciarli e, con essi, rilasciare anche tutto quel dolore, quella tristezza, quella rabbia che ancora è dentro di noi, da quando siamo bambini.
Il primo senso di colpa lo potremmo inconsapevolmente assorbire già dal concepimento, se i nostri genitori volevano un maschio o una femmina e noi siamo nati del sesso opposto oppure se siamo arrivati in un momento sbagliato, come per esempio “troppo presto” se siamo arrivati prima del matrimonio oppure quando i nostri genitori si erano sposati da poco o non erano ancora pronti per avere un figlio oppure anche “troppo tardi”, se siamo arrivati quando i nostri genitori erano “già grandi” oppure siamo arrivati dopo diversi anni da nostro fratello/sorella. Potremmo inoltre avere un senso di colpa per essere arrivati in un momento sbagliato se siamo arrivati in un momento in cui in famiglia c’erano dei problemi economici o continue discussioni fra i nostri genitori oppure se era in atto un trasloco o un cambiamento importante in famiglia. Potremmo infine avere un senso di colpa, ancora più profondo, se non eravamo desiderati ovvero se il nostro arrivo è stato completamente inaspettato e “casuale”.
Questo primo senso di colpa rimarrà scolpito dentro di noi in modo quasi indelebile, e noi, senza neanche renderci conto e soprattutto senza aver fatto assolutamente nulla di male, ci sentiremo sbagliati, inadeguati e non all’altezza.
A causa di ciò, da quando siamo piccoli, inizieremo a soddisfare, in modo sempre più evidente, le aspettative dei nostri genitori, con la speranza di essere amati e accettati da loro e rilasciare questo senso di colpa. E’ importante osservare che molti problemi di autostima partono proprio da qui e ci accompagneranno, inconsapevolmente, per tutta la vita, con non poche conseguenze.

Infatti, da grandi continueremo a soddisfare le aspettative dei nostri genitori e poi delle persone care o delle persone a noi vicine (es. amici e colleghi di lavoro), mantenendo sempre la stessa speranza di avere un riconoscimento del nostro valore e poter finalmente trasformare quella spiacevole sensazione di essere sbagliati, falliti ed inadeguati. Questi sentimenti ci metteranno, quindi, nella condizione di essere eccessivamente disponibili, eccessivamente buoni, eccessivamente calmi, eccessivamente remissivi, passivi e sempre timorosi di esprimere i nostri pensieri, le nostre esigenze, i nostri bisogni e ovviamente i nostri desideri. Capita spesso che, fin da piccoli, ci prendiamo delle responsabilità che non ci appartengono, sacrificarci prima per i nostri genitori e poi per i nostri cari e i nostri amici e rinunciando quindi ai nostri desideri e ai nostri sogni. Questo comportamento però, nel tempo, ci farà sentire il peso della vita, l’eccessiva fatica per doverci sempre adeguare e sacrificare per gli altri; aumenterà poi l’insoddisfazione profonda di vivere una vita che “non è la nostra”, l’insoddisfazione di dover fare le cose per senso del dovere senza poterci fermare, rilassare e trovare il tempo per occuparci di noi, di prenderci cura di noi stessi e dei nostri bisogni, perché troppo occupati a soddisfare i bisogni e le aspettative degli altri. Inoltre, nel tempo, aumenterà la rabbia e il risentimento, e potremmo diventare anche aggressivi e intolleranti con gli altri, oppure, ancora peggio scaricare questa rabbia su noi stessi.
Se non interveniamo per cambiare questi meccanismi, il sacrificio e la rinuncia diventeranno alla fine un’abitudine, che continueremo a portare avanti senza neanche renderci più conto del nostro comportamento disfunzionale, fintanto che una malattia (se la rabbia e il risentimento nei nostri confronti prenderà il sopravvento) oppure una depressione (se lo sconforto e lo scoraggiamento prenderà il sopravvento) si manifesterà per svegliarci e farci osservare che dobbiamo cambiare strada, ovvero dobbiamo cambiare le nostre abitudini, i nostri comportamenti ed imparare a prenderci cura di noi stessi, della nostra salute e della nostra vita!

Il secondo senso di colpa, abbastanza frequente, che parecchi di noi hanno “subito” dai loro genitori è sicuramente quello relativo alla scuola, allo studio e ai voti ricevuti. Tutti i genitori hanno delle aspettative riguardo ai risultati scolastici e agli studi che i loro figli dovrebbero intraprendere, ma quando queste aspettative diventano esagerate ed eccessive, rispetto alle possibilità dei figli, i bambini automaticamente peggiorano i loro risultati e il loro rendimento, a causa della pressione, ovvero dell’ansia da prestazione e dello stress, che influiscono negativamente sul loro apprendimento. Il problema è che, un disagio di questo tipo, vissuto per anni, creerà nel bambino prima e nell’adulto poi, oltre al senso di colpa, alla frustrazione anche un senso di inadeguatezza, di incapacità, di inferiorità rispetto agli altri e di mancanza di fiducia e di stima in sé stesso, che, ovviamente, si porterà nella vita. Ovviamente questi ulteriori sentimenti non faranno che peggiorare l’autostima dei bambini prima e degli adulti poi.

Capita inoltre, che alcuni genitori, proprio per spronare i loro figli a soddisfare le proprie aspettative o per raggiungere traguardi di un certo rilievo, intervengono continuamente nella vita dei figli per “aiutarli” a raggiungere quei risultati oppure per “aiutarli” a superare ogni piccola difficoltà che i figli incontrano, in modo da raggiungere quei risultati prima possibile. Purtroppo però, questi tentativi di aiuto spesso danneggiano i bambini perché, con questo atteggiamento, involontariamente, i genitori stanno comunicando un messaggio di sfiducia nei confronti dei loro figli, perché non gli stanno riconoscendo la capacità di potercela fare da soli e stanno gli impedendo di sviluppare le loro capacità. I genitori invece dovrebbero accettare i figli per quello che sono, rispettare le loro capacità, sostenerli a riconoscere e sviluppare i propri talenti, incoraggiandoli quando necessario ma permettendo loro di imparare a cavarsela da soli, di sperimentare, di mettersi in gioco, di sbagliare e di trovare il modo per rimediare ai propri sbagli, imparando a prendersi la responsabilità dei loro errori.
Un buon genitore dovrebbe sempre dare fiducia al proprio figlio e aver fiducia nelle sue capacità, incoraggiandolo ogni volta che deve fare qualcosa di nuovo, sostenendolo il giusto nelle difficoltà e apprezzandolo ogni volta che raggiunge anche dei piccoli risultati o apprezzandolo per l’impegno che ci mette per raggiungerli. Soltanto in questo modo il bambino acquisirà fiducia in sé stesso e, nel tempo, sviluppando impegno, costanza e pazienza, svilupperà anche altre qualità e talenti.

Per continuare la carrellata delle aspettative che i genitori hanno nei confronti dei figli ci sono tutti quei sogni, quei desideri o quei rimpianti dei genitori, che vorrebbero che venissero soddisfatti dai loro figli, come se i bambini fossero un “prolungamento” di loro stessi. È come se i genitori volessero vedere realizzato quello che loro non hanno potuto o non sono stati in grado di realizzare nella loro vita. In tutti questi casi è come se i genitori non si rendessero conto che ogni figlio è diverso dall’altro e soprattutto è diverso da loro e che ogni figlio ha delle sue capacità, delle sue propensioni, dei suoi interessi, dei suoi talenti. Quando i genitori hanno troppe aspettative o forse dovremmo dire troppe pretese, si creerà un grosso problema di identità nel bambino, e quindi nell’adulto, e questo comporterà non pochi problemi.

Ma facciamo un passo indietro. Diamo per scontato che, dovremmo dire purtroppo, tutti i bambini cercheranno in tutti i modi di dare il meglio di sé e di soddisfare le aspettative dei loro genitori per essere amati, apprezzati e nella speranza anche che i genitori siano orgogliosi di loro. Quando le aspettative diventano tante, è come se i figli dovessero diventare come i genitori e questo comporterà che i figli perderanno piano piano la loro personalità e non riusciranno a maturare una propria identità personale, e di conseguenza non capiranno quali sono le scelte giuste per loro, i propri gusti, i propri desideri ecc. Questo li renderà, anche nell’età adulta, sempre dipendenti da qualcuno che dovrà dare loro delle conferme, che gli dovrà confermare cosa è giusto fare, cosa è giusto pensare ecc. Diventa quindi facilmente comprensibile che dei genitori esigenti e con delle alte aspettative rischiano di minare in maniera importante la serenità, ma anche l’autonomia e la sicurezza dei loro figli e di “aprire la strada” a frustrazioni, fallimenti, depressioni ecc.
Infine tutte queste aspettative dei genitori nei confronti dei figli, faranno inoltre creare l’aspettativa dei figli nei confronti dei loro genitori, che prima o poi, verranno amati e accettati per quelli che faranno e non per quello che sono. I figli vivranno quindi con una costante aspettativa che i genitori finalmente avranno fiducia in loro e nelle loro capacità, nell’aspettativa di venir riconosciuto il loro valore e nell’aspettativa che finalmente i genitori potranno essere orgogliosi di loro.
E’ evidente che tutte queste aspettative e tutti questi sensi di colpa non permetteranno ai bambini prima e agli adulti poi di essere se stessi, di potersi esprimere nella vita liberamente e quindi di essere felici.
Il vero insegnamento, invece, che dovremmo prendere per rilasciare tutti i nostri sensi di colpa è che noi, come esseri spirituali, abbiamo “scelto” i nostri genitori prima di incarnarci perché, proprio grazie alla trasformazione di tutte le ferite che abbiamo subito, ai loro giudizi, alle loro pressioni, alle loro punizioni ecc avremmo dovuto diventare “migliori”, trasformare i nostri limiti, essere stimolati al cambiamento e proseguire la nostra evoluzione. Come esseri spirituali dobbiamo diventare consapevoli di aver scelto i nostri genitori, di aver scelto il momento “migliore” per incarnarci (anche se apparentemente non ci è sembrato), d aver scelto la nazione di appartenenza, con tutte le relative convinzioni di coscienza collettiva, di aver scelto la religione di appartenenza, di aver scelto di nascere femmine oppure maschi e di aver “concordato” con i nostri genitori proprio il nostro arrivo in quello specifico momento e in quella specifica situazione. Dovremmo inoltre diventare consapevoli che anche i nostri genitori ci hanno scelto, perché, i figli sono per tutti i genitori un modo per stimolare il cambiamento, grazie alle diversità, alle diverse esperienze e all’energia spirituale che ogni anima che si incarna porta nella famiglia dove nasce. E’ proprio grazie alla diversità di tutti i componenti di ogni famiglia, che ogni persona trova il terreno “giusto”, anche se spesso non facile, per imparare le proprie lezioni e proseguire la propria personale evoluzione. Dobbiamo ricordarci che, senza diversità e senza divergenze, non ci sarebbe “nuova energia” e quindi non ci sarebbe né cambiamento né evoluzione. Anche se difficile da accettare, dovremmo essere grati ai nostri genitori per aver fatto la loro parte e per averci dato il meglio che ci potevano dare. Inoltre dobbiamo ricordarci che, da bambini vediamo i nostri genitori come “Dio”, e quindi perfetti, ma in realtà, anche loro sono degli esseri umani come tutti gli altri, con i loro limiti e con le loro difficoltà e lezioni da imparare.