Siamo entrati in una nuova era in cui la speciazione della coscienza sta generando nuove attitudini e nuovi modi di pensare. In questo periodo di grande trasformazione, sono “scese” e si stanno attivando quattro nuove Leggi Universali che smantellano i vecchi modi di pensare e agire, permettendoci di fare il più grande progresso evolutivo possibile.
Oggi ci concentreremo sulla terza di queste leggi fondamentali: la Legge del Discernimento.
Che cos’è la Legge del Discernimento?
In ambito spirituale si parla molto di discernimento, che ha regolato il modo in cui la coscienza di ogni persona è riuscita ad evolvere. Infatti per crescere bisogna imparare a distinguere fra ciò che ci nutre e ciò che ci intossica, fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, fra ciò che è una libera scelta e ciò che è un condizionamento, fra ciò che è vero e ciò che è illusorio.
Fino ad ora la coscienza si è espande solo quando imparava a scegliere con lucidità, rispetto alla propria storia personale e al proprio sentire, non riuscendo a fare una vera selezione dei propri pensieri.
Per anni abbiamo lavorato con la “legge dello specchio”, comprendendo che l’altro rifletteva qualcosa di nostro; adesso, con questa nuova legge, l’evoluzione ci richiede di arrivare a mettere in discussione e discernere i nostri stessi pensieri. Si tratta cioè di verificare, con un’osservazione neutra, se le nostre visioni sono veramente autentiche o se stiamo solo ripetendo in automatico vecchi schemi e vecchi modelli.
Questa nuova legge ci porta a sperimentare un livello pari al non attaccamento buddista e all’equanimità. Significa riuscire a sviluppare uno sguardo, che si eleva al di sopra del giusto e dello sbagliato, per raggiungere nuovi modelli di comportamento.
Dalla teoria all’azione: come si applica?
Ciò che differenzia davvero questa legge dalla Legge di Auto-realizzazione, è il suo invito all’azione, all’intraprendere nuove azioni per agire diversamente. Il discernimento, infatti, non è solo un atto mentale, ma ci viene adesso richiesta un’azione concreta e opposta a quella che abbiamo fatto fino ad ora, per aprirci a nuovi modelli.
Per uscire da un attaccamento emotivo o da un vecchio modello, la Legge del Discernimento ci chiede di forzare le nostre abitudini e i nostri comportamenti, scegliendo coscientemente di agire nell’esatto opposto di ciò che faremmo di solito. Indirizzare il nostro modo di intervenire verso qualcosa di completamente diverso, crea nuove sinapsi nel cervello, permettendoci di prendere le giuste distanze dai nostri attaccamenti e raggiungendo un vero “non attaccamento”.
Ecco due esempi pratici molto potenti per comprendere questo passaggio:
- L’esempio del Perfezionismo: Se tendiamo a ripetere un modello di perfezionismo, magari ereditato da uno dei due genitori, per compensare il bisogno di essere riconosciuti e di non sentirci mai in errore, la Legge del Discernimento ci chiederà di scegliere volutamente e coscientemente di attivare un comportamento disordinato. Lasciare intenzionalmente la casa in disordine per un certo periodo ci porterà ad osservare che non succede nulla di grave. La ripetizione di questa forzatura, nel tempo, ci permetterà di sciogliere il nostro nodo interiore, e quindi il nostro limite, portandoci ad attivare un comportamento più equilibrato, una via di mezzo in cui saremo finalmente liberi di scegliere: se abbiamo energia mettiamo in ordine, altrimenti lasceremo la casa in disordine senza sentirci in colpa.
- L’esempio di chi non si sente mai scelto: Se tendiamo a ripetere un modello in cui ci sentiamo spesso inferiori, in quanto abbiamo sofferto per essere venuti “per ultimi” in famiglia e abbiamo vissuto l’incubo di non essere mai i preferiti dei nostri genitori, la Legge del Discernimento, ci chiederà che ogni volta che si attiva il paragone con qualcun altro, noi dovremmo avere il coraggio di favorire e spingere attivamente la scelta a favore dell’altro. Dicendo di essere d’accordo con questa scelta, e ripetendo questa forzatura in maniera consapevole, possiamo diventare partecipi delle virtù degli altri e, nel tempo, impareremo a non vibrare più nel rancore di non essere mai la prima scelta e smetteremo di vibrare nel senso di inferiorità, acquisendo un nuovo modello di comportamento, che ci permetterà di Auto-realizzarci, attraverso la creazioni di relazioni più sane e nutrienti.
Il “non attaccamento” buddista
Come abbiamo anticipato, questa nuova Legge del Discernimento ci spinge a sperimentare il “non attaccamento” buddista, che possiamo sintetizzare come la capacità di vivere armoniosamente, accettando ciò che arriva nella vita, senza aggrapparsi a ciò che cambia, perché il cambiamento fa parte della vita.
Spesso senza neanche rendercene conto, noi soffriamo, non tanto per ciò che ci accade nella vita, ma per l’attaccamento a come vorremmo che fosse la situazione.
Alcuni esempi possono essere:
- Non soffriamo perché una relazione finisce, ma perché volevamo che durasse per sempre
- Non soffriamo perché invecchiamo, ma perché siamo attaccati all’idea di restare giovani
- Non soffriamo perché qualcuno ci critica, ma perché siamo attaccati all’immagine di noi stessi o al ruolo che abbiamo sempre avuto nella società
Nel Buddhismo il “non attaccamento” è considerato essenziale perché permette alla persona di tornare al proprio vero essere, alla propria essenza. Quando non siamo aggrappati ad un modello, ad un ruolo o ad un’idea di noi, possiamo emergere per ciò che siamo davvero.
All’inizio, per sviluppare il non attaccamento, è necessario scegliere consapevolmente qualcosa di diverso dal proprio modello abituale. Questa “forzatura” crea uno spazio interiore: interrompe i vecchi automatismi e permette al cervello di costruire nuove connessioni. Così si prendono le giuste distanze da ciò che credevamo di essere, dal modello che ci ha formati e dall’attaccamento che ne derivava.
Il non attaccamento, quindi, non è rinuncia: è libertà di riconoscersi oltre i condizionamenti.
Le 3 Parole Chiave da ricordare
Per integrare davvero la Legge del Discernimento nella vita quotidiana, possiamo affidarci a tre parole chiave:
- Equanimità : Guardare le situazioni dall’alto, senza lasciarsi trascinare dai vecchi schemi emotivi.
- Lucidità : Osservare la realtà con uno sguardo neutro, libero dai filtri del passato.
- Ripetizione : Allenarci costantemente ad un nuovo modo di reagire, finché non diventa naturale e spontaneo.
Questa legge è un vero atto iniziatico: richiede coraggio, presenza e costanza. Ma in cambio ci offre una libertà interiore profonda, capace di prepararci ad un risveglio autentico e ad un modo completamente nuovo di stare nel mondo.



